14 febbraio 2015 – One Billion Raising

Sabato 14 febbraio torna in tutto il mondo One Bilion Rising: tutto il mondo si mobilita contro la violenza sulle donne per un mondo migliore per tutte e tutti.
Amnesty International aderisce all’iniziativa. Anche il gruppo di Trento di Amnesty International sarà presente per ballare sulle note di Break the Chain.

sabato 14 febbraio alle 17.30 in piazza Dante a Trento
sabato 14 febbraio alle 16.30 in via Roma a Rovereto

Vi aspettiamo!

 

Buone notizie – Febbraio 2015 (2)

Prigionieri di coscienza 

Tunisia – La regista Ines Ben Othman, condannata il 7 gennaio 2015 a due mesi di carcere per “oltraggio verbale a pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni”, è stata rilasciata una settimana dopo, il 16 gennaio. Ines Ben Othman era stata arrestata il 19 dicembre 2014 dopo essersi recata alla stazione di polizia di Ariana, alla periferia della capitale Tunisi, per lamentarsi di mesi di molestie ricevute su Facebook da parte del vice capo della stazione. Amnesty International aveva lanciato un’azione urgente in suo favore.

 Bahrein – Nader Abdulemam, prigioniero di coscienza adottato da Amnesty International, è stato rilasciato il 16 gennaio 2015 dopo che, in appello, la sua condanna è stata ridotta da sei a quattro mesi di carcere. Il 22 ottobre 2014 era stato giudicato colpevole di “offesa pubblica a figura religiosa di culto”, per aver pubblicato su Twitter commenti su Khalid bin al-Waleed, un compagno del profeta Maometto e celebre comandante islamico.

 

 

Buone notizie – Febbraio 2015 (1)

Prigionieri di coscienza (1)

Myanmar – Tun Aung, medico, leader comunitario musulmano e prigioniero di coscienza adottato da Amnesty International, è stato rilasciato il 20 gennaio 2015. Nel 2012 era stato condannato a 17 anni di carcere per vari reati comuni dopo che aveva cercato di riportare la pace tra la comunità royingha e quella buddhista nello stato di Rakhine.

Prigionieri di coscienza (2)

Arabia Saudita – Il 30 gennaio 2015 è stata rilasciata l’attivista e avvocata Suad al-Shammary, agli arresti da tre mesi senza processo per aver pubblicato su Twitter commenti ritenuti anti-islamici. Al-Shammary aveva collaborato al forum online “Liberali dell’Arabia Saudita” fondato da Raif Badawi, condannato a 10 anni di carcere e 1000 frustate.

Diritti sessuali e riproduttivi 

Repubblica Dominicana – Il 19 dicembre 2014 è entrata in vigore una modifica al codice penale sulla base della quale l’aborto non sarà più considerato reato quando la gravidanza sia causata da stupro o incesto, quando sia a rischio la vita di una donna o di una ragazza incinta o quando non vi sarà possibilità di sopravvivenza per il feto.

Diritti dei minori

Somalia – Il 20 gennaio 2015, la Somalia è diventata il 194esimo stato ad aver ratificato la Convenzione sui diritti dell’infanzia.

Giustizia internazionale

Uganda – Il 17 gennaio 2015 Dominic Ongwen, uno dei leader del gruppo armato Esercito di resistenza del Signore (Lra) che ha terrorizzato l’Uganda e altri paesi africani dal 1987, è stato consegnato alla Corte penale internazionale. Ricercato dal 2005, l’uomo si era arreso il 5 gennaio 2015 alle forze statunitensi che dal 2011 operano in Africa centrale accanto a una task force dell’Unione africana per arrestare il leader dell’Lra Joseph Kony. Ongwen deve rispondere di sette diversi fattispecie di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Buone notizie – Gennaio 2015 (4)

Impunità (1)
Cile – Il 9 gennaio 2015 la corte d’appello di Santiago ha condannato sei agenti, tra cui l’ex comandante della Dina (la polizia segreta della dittatura) Manuel Contreras, a 13 anni di carcere per il rapimento e la sparizione di Bernardo de Castro López. Altri 15 funzionari sono stati condannati a 10 anni e due a quattro anni.

Impunità (2)
Guatemala – Il 19 gennaio 2015 l’ex capo della polizia nazionale Pedro García Arredondo è stato giudicato colpevole di aver organizzato, nel 1980, l’incendio dell’ambasciata spagnola nella capitale Città del Guatemala, in cui vennero arse vive 37 persone. Arredondo è stato condannato a 90 anni di carcere, che si aggiungono ai 70 anni inflittigli nel 2012 per la sparizione e la tortura, nel 1981, di uno studente universitario.

Giustizia internazionale
Israele / Territori palestinesi occupati – Il 16 gennaio 2015 l’ufficio della Procuratrice della Corte penale internazionale ha annunciato l’apertura di un’indagine preliminare sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati.

Diritti sessuali e riproduttivi
El Salvador – Il 22 gennaio 2015, a seguito di una campagna di Amnesty International e di altre organizzazioni per i diritti umani, l’Assemblea parlamentare ha votato in favore della grazia per “Guadalupe”, una giovane donna che nel 2007, all’età di 18 anni, era stata condannata a 30 anni di carcere perché sospettata di aver abortito illegalmente.

Buone notizie – Gennaio 2015 (3)

Prigionieri di coscienza
Cuba – Tra l’8 e il 9 gennaio 2015, sono stati rilasciati nove oppositori tra cui cinque prigionieri di coscienza adottati da Amnesty International: i fratelli Bianco, Diango e Alexis Vargas Martín, Emilio Planas Robret e Iván Fernández Depestre. I tre fratelli erano stati condannati a due anni e mezzo di carcere, alla fine del 2012, per disordini in luogo pubblico; Depestre e Robret rispettivamente a tre anni nell’agosto 2013 e a tre anni e mezzo nell’ottobre 2012 per “pericolosità sociale”.

 

Non una frustata di più!

“Dopo la sua fustigazione, Raif mi ha detto di provare un sacco di dolore. Ha detto che mentre veniva frustato ha deciso di sopportare il dolore in silenzio e di andare oltre, in modo che la storia saprà che lui non ha reagito alla loro punizione. La sua salute è molto debole e non può sopportare un’altra flagellazione”.

Le parole di Ensaf Haidar, moglie di Raif Badwi, ad Amnesty International dopo il primo turno di fustigazione del marito.
Ieri Raif Badawi ha compiuto 31 anni, ma invece di festeggiare il suo compleanno con la sua famiglia e le persone care, ha trascorso la giornata in carcere in attesa della prossima flagellazione pubblica venerdì 16 gennaio.
Nel mese di maggio 2014, il governo dell’Arabia Saudita ha condannato Raif Badawi a 10 anni di carcere e a 1.000 frustate. È stato condannato per aver insultato l’Islam attraverso i suoi scritti e il suo sito web che è stato istituito per incoraggiare il dibattito pubblico.
Venerdì 9 gennaio 2015 Raif ha ricevuto le prime 50 frustate delle 1.000 imposte. Un testimone oculare ha detto che “era in silenzio, ma si può dire che provava profondo dolore”.
Raif è ora in attesa di ricevere altre 50 frustate, probabilmente ogni venerdì per le prossime 19 settimane.
Non è accettabile!
L’Arabia Saudita ha condannato l’attacco a Charlie Hebdo a Parigi come ‘vile’. Il giorno dopo, hanno frustato Raif Badawi per aver esercitato il suo diritto alla libertà d’espressione.
Dobbiamo mostrare al mondo questa ipocrisia. Abbiamo bisogno di mettere in imbarazzo il governo ora.
La matita è stata un simbolo da mostrare in solidarietà con i disegnatori di Charlie Hebdo. Il mouse e il computer sono gli strumenti con cui Raif ha esercitato il diritto alla libertà di espressione.

Ecco alcune piccole azioni per aiutare Raif Badawi:

• Partecipa alla foto-action. Scatta una foto ad un computer, un portatile, un     mouse e inserisci nella foto “#FreeRaif” o “Blogging is not a crime” e inviaci la foto all’indirizzo action@amnesty.it o pubblicala sulla pagina facebook Amnesty International Italia.

• Firma e fai firmare l’appello online 
• Fai pressione anche su twitter usando l’hashtag #FreeRaif diretti a:

- Ministro della Giustizia: @MojKsa
– Società nazionale per i diritti umani: @NSHRSA
– Ministro degli Esteri: @KSAMOFA
– Principe ereditario e Ministro della Difesa, principe Salman bin Abdul Aziz Al Saud
@HRHPSalman

Ecco qui un esempio di tweet:
@MojKsa @HRHPSalman @KSAMOFA @NSHRSA you have the power to save
@raif_badawi from this cruelty. ACT NOW! #FreeRaif

Quest’azione sarà valida fino al 23 gennaio.

Grazie per il tuo aiuto!

Buone notizie – Gennaio 2015 (2)

Diritti economici, sociali e culturali 

Israele / Territori occupati palestinesi – Il 4 gennaio 2015 l’Alta Corte ha fermato il progetto di costruire mezzo chilometro di barriera di sicurezza nelle terre del villaggio palestinese di Battir, proclamato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Il ricorso era stato presentato nel 2012 dalla comunità di Battir e dall’associazione Amici della Terra Medio Oriente.

Nigeria – Il 7 gennaio 2015 la Shell ha accettato di risarcire la comunità di Bodo, nel delta del fiume Niger, devastata dal 2008 da due fuoriuscite di petrolio. Un’azione legale promossa nel 2011 nel Regno Unito dalla comunità di Bodo ha costretto la Shell a una conciliazione extragiudiziale sulla base della quale il gigante petrolifero risarcirà 55 milioni di sterline (circa 70 milioni di euro), di cui 35 ripartiti tra 15.600 persone e 20 destinati alla comunità di Bodo.

Giustizia internazionale

Palestina – L’8 gennaio 2015 la Palestina ha depositato gli strumenti di accessione alla Corte penale internazionale, che le consentiranno di essere stato parte dello Statuto di Roma e di vincolarsi alla giurisdizione della Corte dal 1° aprile 2015.