E anche quest’anno l’11 settembre è passato

Ripubblichiamo un articolo sull’11 settembre scritto da Novella Benedetti per il suo blog Creatività Random.

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E anche quest’anno l’11 settembre è passato

L’11 settembre è passato, ma la memoria resta. C’è chi ricorda quello del 2001, chi quello del 1973. Teorie su un complotto autocreato dagli uni, nel 2001; a quello subito, proprio anche da quegli uni, nel lontano 1973. In Cile, ogni giorno è l’11 settembre 1973, scrive Luca Calvetta sull’Huffington Post.

Ho avuto il piacere immenso di vivere in Cile per qualche mese, nell’ormai lontano (per me :) ) 2007. Svolgevo un tirocinio per la sezione di Santiago di Amnesty International, e oggi come allora sento che in una vita precedente ero nata là. Non so quando, non so come. Ma è una sensazione vivida e distinta, un ri-conoscere quel posto appena sbarcata dall’aereo. Cosa che non mi è capitata da nessun’altra parte. Costruirmi la mia vita a Santiago è stato facile, e immediato. Vivevo a casa di Lucy Morena, una signora super sciccosa (comunque si scriva quest’aggettivo) che anche a girare per casa si metteva il rossetto e indossava pantofole con i tacchi.

Meravigliosa.

Piena di amore per la vita, amore e stupore per la vita, in tutti i suoi modi e forme.

Io non lo sapevo, prima di andare là: ma se fai volontariato per Amnesty, vuol dire che sei comunista, o, comunque, di sinistra. Sai, quelle etichette che gli altri ti mettono addosso. Perché siccome durante la dittatura Amnesty si batteva (come sempre, peraltro) per il rispetto dei diritti umani, e i diritti umani erano calpestati da un dittatore di destra, allora se eri di Amnesty eri di sinistra. Non fa una piega, è la logica del bianco e nero, niente sfumature di grigio, niente arcobaleni.

Catena umana, nel quartiere dell’Alameda

Come tutti gli anni ci sono stati disordini a Santiago, per l’anniversario: guardo la prima pagina di un quotidiano nazionale, La Tercera (che giuro non so e non mi interessa sapere da che parte stia) e si parla di 262 persone arrestate e 42 carabinieri feriti. Ho scritto in whazzup (santa tecnologia!) alla mia amica Carolina: secondo lei quest’anno le manifestazioni sono state più tranquille del solito, solo che siccome è il 40esimo anniversario, allora tutti ne parlano di più. Eh già, anche gli anniversari seguono i criteri di notiziabilità. E – prosegue – “esto sì va a seguir hasta que no haya verdad y justicia“. Verità e giustizia: negate a tutt*, perché il Paese doveva andare avanti. Guardo le foto postate da Cristina, un’altra mia amica: sono diverse (te le segnalo), parlano di una resistenza-resilienza diversa. 1.210 persone hanno formato una catena, sdraiandosi per terra. Le persone in uniforme verde militare qui a fianco sono i carabinieri.

Sì, anche in Cile hanno i carabinieri: si chiamano carabineros. Però, nel linguaggio comune, e in senso dispregiativo, si chiamano pacos. Pacos sono i carabinieri, milicos i militari (militares). E a raccontarti queste cose mi viene in mente un pensiero lampo, elaborato anni fa, sul linguaggio: ascoltare i cileni parlare lo spagnolo è come guardare un film al cinema. Almeno, quello che pareva a me. Giri di parole a non finire, scherzi che io coglievo tipo un paio di giorni dopo ripensandoci. Forse – avevo pensato – siccome hanno vissuto una dittatura con censura per decenni, hanno dovuto rendere creativo l’uso del linguaggio, perché non si poteva essere più di tanto espliciti. Non lo so, pensieri in libertà.

Catena umana

In generale – anche se già dicendo in generale un po’ sbaglio – i cileni sono fieri di dire che hanno sangue mapuche. A sentir loro tutti hanno avuto un qualche antenato mapuche. Ma poi i diritti dei mapuche – e delle persone dei popoli originari – sono calpestati regolarmente. Pensa te che quando manifestano per una qualche ingiustizia vengono arrestati e processati con la stessa legge contro il terrorismo voluta da Pinochet…e siamo nel 2013!

E quando ero lì ho parlato anche con militari – perché sì, hanno creato sofferenze inimmaginabili, e proprio per questo io mi domando come fanno. Come rielaborano questa parte della storia? Fanno finta di niente, un colpo di spugna e via? Mah. Non ne ho ricavato molto, in realtà. Forse ho parlato con persone troppo giovani, della mia età: che hanno vissuto la dittatura, ma non il golpe o ciò che l’ha preceduto. E quindi perché dovrebbero sentirsi in qualche modo responsabili (cosa che alla fine emergeva implicita nelle mie domande, me ne accordo solo ora). C’è chi dice che alla fine non è stata gran cosa, in Argentina è andata comunque peggio, se consideriamo il numero di morti e gli anni e gli anni di sofferenza. “Proporzionalmente – giuro, proprio così! – in Argentina è stato peggio“. Come se il peggio o il meglio aiutasse a rimarginare le ferite, o come se il fatto che se un altro si comporta peggio, bastasse a scusarci. A me le persone che mi danno queste risposte mi lasciano basita.

E come in questa vignetta di Zero Calcare che mi fa scompisciare dal ridere, ora avrei un sacco di risposte. Ma lì, sul momento, giuro, non mi è venuto niente.

*plop*

Oggi poi, ho vista postata su facebook la storia di un’altra mia amica. Credo fosse la prima volta che la condivideva, io non ne avevo la più pallida idea. Le ho chiesto il permesso di tradurla e postarla: ti aggiornerò!

 

14 settembre 2013: Amnesty al festival “Sotalazopa”

L’Associazione Aguaz organizza anche quest’anno il Mountain Rock Eco-festival “Sotalazopa” nella valle di Primiero. Il festival si svolgerà nelle giornate di venerdi’ 13 e sabato 14 settembre. Maggiori informazioni sul sito del festival.

Dalle ore 17 di sabato 14 settembre il gruppo di Trento di Amnesty International sarà presente nella zona espositori con un tavolino di raccolta firme su appelli in difesa dei diritti umani e di vendita oggettistica.

Buone notizie – Settembre 2013 (2)

Prigionieri di coscienza

Ciad – Jean Laokole, scrittore e operatore umanitario, è stato rilasciato il 19 agosto 2013 dopo aver ricevuto la sospensione della condanna a tre anni di carcere che gli era stata inflitta per diffamazione. Era stato arrestato il 22 marzo da un gruppo di uomini in borghese nella capitale N’Djamena. Amnesty International aveva lanciato un’azione urgente in suo favore.

Tortura

Maldive – Il 21 agosto 2013, dopo una serie di appelli di Amnesty International, è stata annullata la condanna a 100 frustate inflitta nel mese di febbraio a una ragazza di 15 anni per “fornicazione”.

Impunità (1)

Olanda – Il 6 settembre 2013, per la prima volta, la Corte di cassazione dell’Olanda ha riconosciuto la responsabilità dello stato olandese per la morte di tre uomini nel corso del genocidio del luglio 1995 a Srebrenica, in Bosnia ed Erzegovina. I soldati olandesi che operavano nella zona come peacekeeper Onu respinsero i tre uomini da una “zona protetta” delle Nazioni Unite, di fatto ricacciandoli nelle mani dei serbo bosniaci.

Impunità (2)

Indonesia – Il 5 settembre 2013  tre soldati del Kopassus, il Comando delle forze speciali indonesiane, sono  stati condannati in primo grado a pene dai sei agli 11 anni di carcere per l’omicidio premeditato di quattro detenuti, avvenuto il 23 marzo all’interno del carcere di Cebongan, alla periferia di Yogyakarta. Altri cinque militari hanno ricevuto pene inferiori per concorso negli omicidi.

 

Diritti Contati – Diritto all’identità sessuale

Venerdì 6 Settembre alle ore 20.00 presso il Cortile della Rocca di Riva del Garda (TN) il gruppo 150 di Amnesty Trento parteciperà a Diritti Contati, manifestazione organizzata dall’ Arci Alto Garda.  La serata sarà dedicata al diritto all’identità sessuale e alle lacune legislative caratterizzanti la legge costituzionale e il codice penale della Repubblica italiana.

Il nostro intervento sarà dedicato alla violazione dei diritti delle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate) in Italia con un approfondimento su quello che Amnesty International Italia sta chiedendo al Parlamento italiano.

Combattere l’omofobia e la transfobia e garantire tutti i diritti umani alle persone Lgbti rappresenta uno dei dieci punti dell’Agenda di Amnesty International per i diritti umani in Italia.

L’intervento del gruppo Amnesty Trento, insieme a quello di Fabio Fasoli e Simone Sulpizio (ricercatori presso l’Università di Padova e  l’Università di Trento – Rovereto)  precederà lo spettacolo di Teatro dell’oppresso della compagnia “L’altra faccia del dado” di Verona.

 

Buone notizie – Settembre 2013 (1)

Dopo la pausa estiva, riprendiamo la pubblicazione delle Buone Notizie.

 

Prigionieri di coscienza

Turkmenistan – Geldimurat Nurmuhammedov, ex ministro del Turismo e della cultura tra il 1992 e il 1995, consulente legale e avvocato, è stato rilasciato il 31 luglio 2013. Adottato da Amnesty International come prigioniero di coscienza, Nurmuhammedov era stato arrestato il 5 ottobre 2012 con la pretestuosa accusa di tossicodipendenza e trasferito in un centro per la riabilitazione nel nord del paese, a 600 chilometri da casa. Non era mai stato formalmente incriminato. Le ricerche di Amnesty International avevano verificato che l’uomo non aveva mai fatto uso di droghe. Nel 2011, in un’intervista raidofonica, aveva criticato l’assenza di democrazia nel paese e aveva definito il Partito democratico del Turkmenistan, al potere, una “istituzione illegale”.

 

31 agosto 2013: il gruppo Amnesty di Trento a Manifesta Giovane a Rovereto

Sabato scorso, 31 agosto, il gruppo di Amnesty di Trento è stato presente alla quinta edizione di MANIFESTA GIOVANE, evento artistico che si è svolto nel centro storico di Rovereto. Manifesta Giovane, organizzato dall’Associazione Ubalda Bettini Girella ONLUS, è un evento volto a sostenere la creatività dei giovani e a creare momenti di riflessione su tematiche fondamentali per la loro crescita come individui. In quest’ottica é molto importante e molto significativa anche la collaborazione con l’associazione Addio Pizzo di Palermo.

Il gruppo di Trento ha raccolto firme su due appelli in difesa dei diritti umani. Il primo in favore di Pavel Selyun, condannato a morte in Bielorussia, e in generale contro la pena di morte in Bielorussia. Il secondo per sostenere le azioni di una comunità indigena che in Honduras si batte pacificamente contro la costruzione di una centrale idroelettrica. Il 15 luglio, durante una manifestazione pacifica, l’esercito ha sparato uccidendo il capo della comunità e ferendo gravemente suo figlio. Amnesty chiede un’indagine indipendente e imparziale che assicuri alla giustizia il responsabile dell’assassinio e sollecita il governo dell’Honduras a garantire il diritto delle comunità indigene a essere coinvolte nelle decisioni riguardanti le loro terre e le loro risorse naturali.