Buone notizie – Ottobre 2013 (1)

Difensori dei diritti umani

Cambogia – Il 25 settembre 2013 sono stati prosciolti e rilasciati due uomini che, nel 2005, erano stati ingiustamente condannati a 20 anni di carcere per l’omicidio del dirigente sindacale e difensore dei diritti umani Chea Vichea. Questa sentenza consentirà, secondo Amnesty International, di riaprire le indagini sull’uccisione di Vichea, assassinato a Phnom Penh nel 2004 dopo aver ricevuto numerose minacce di morte.

Armi

Italia – Il 25 settembre 2013 il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva e all’unanimità il disegno di legge per la ratifica del Trattato internazionale sul commercio di armi. L’Italia è il quinto stato complessivamente, e il primo dell’Unione europea, ad aver ratificato il Trattato, che entrerà in vigore al raggiungimento della 50ma ratifica.

Diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati

Israele – Il 16 settembre 2013 l’Alta corte di giustizia ha stabilito che la detenzione fino a tre anni, prevista dalla Legge sulla prevenzione delle infiltrazioni, è illegale e in contrasto coi principi della dignità e della libertà.

Impunità

Sierra Leone – Il 26 settembre 2013 la Camera degli appelli della Corte speciale per la Sierra Leone ha confermato la condanna a 50 anni di carcere per l’ex presidente liberiano Charles Taylor, che in primo grado nel maggio 2012 era stato giudicato colpevole di 11 gravi crimini di diritto internazionale nel conflitto che sconvolse negli anni Novanta la Sierra Leone.

 

Il bilancio di Amnesty International Italia sui primi sei mesi di Legislatura

Riportiamo il comunicato stampa emesso mercoledì 25 settembre dalla Sezione Italiana di Amnesty International.

“I diritti umani più al centro del dibattito politico, ma restano antichi vizi e tabù”. Il bilancio di Amnesty International Italia sui primi sei mesi di Legislatura

CS118 -25/09/2013

Amnesty International Italia ha presentato oggi il suo bilancio sull’attività di governo e parlamento sui diritti umani nei primi sei mesi della XVII Legislatura.

A gennaio, in vista delle elezioni politiche, l’organizzazione aveva lanciato la campagna “Ricordati che devi rispondere”, sottoponendo ai leader delle coalizioni in lizza e a tutti i candidati delle circoscrizioni elettorali un’Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia.

Questi erano i 10 punti dell’Agenda: garantire la trasparenza delle forze di polizia e introdurre il reato di tortura; fermare il femminicidio e la violenza contro le donne; proteggere i rifugiati, fermare lo sfruttamento e la criminalizzazione dei migranti e sospendere gli accordi con la Libia sul controllo dell’immigrazione; assicurare condizioni dignitose e rispettose dei diritti umani nelle carceri; combattere l’omofobia e la transfobia e garantire tutti i diritti umani alle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate); fermare la discriminazione, gli sgomberi forzati e la segregazione etnica dei rom; creare un’istituzione nazionale indipendente per la protezione dei diritti umani; imporre alle multinazionali italiane il rispetto dei diritti umani; lottare contro la pena di morte nel mondo e promuovere i diritti umani nei rapporti con gli altri stati; garantire il controllo sul commercio delle armi favorendo l’adozione di un trattato internazionale.

L’Agenda è stata sottoscritta, integralmente o quasi, da 117 parlamentari e da tutti i leader delle forze politiche che compongono l’attuale governo.

“La nostra campagna ha contribuito, insieme alle iniziative di altre associazioni ed espressioni della società, a portare per la prima volta questioni importanti relative ai diritti umani al centro del dibattito elettorale e poi dell’azione del parlamento e del governo. Di diritti umani si è discusso, in questi primi sei mesi, in modo quantitativamente e qualitativamente migliore rispetto al passato. L’analisi del lavoro della XVII Legislatura nei primi sei mesi di attività ci dice che sulla maggior parte dei 10 punti della nostra Agenda è stato almeno presentato un disegno di legge, come in materia di tortura e omofobia” – ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.

“A questo nuovo dinamismo ha fatto però da contraltare un conservatorismo trasversale che ha riprodotto alcuni antichi vizi, come quelli che da 25 anni ostacolano l’introduzione del reato di tortura nella definizione richiesta dalle Nazioni Unite, se non addirittura veri e propri tabù, come nel caso degli accordi con la Libia, di cui continuiamo a chiedere la sospensione e che risultano tanto assenti dal dibattito parlamentare quanto ampiamente presenti invece nell’agenda governativa” – ha aggiunto Marchesi.

“Di questi sei mesi, sul piano internazionale, oltre al rinnovato impegno per la moratoria sulla pena di morte, dobbiamo ricordare la ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica e l’approvazione alla Camera del disegno di legge di ratifica del Trattato Onu sul commercio di armi. Resta tuttavia una grave macchia il comportamento delle autorità italiane nella vicenda della moglie e della figlia di un dissidente del Kazakistan, espulse illegalmente verso il paese di origine nonostante i rischi di persecuzione” – ha rimarcato Marchesi.

In tema di violenza contro le donne, oltre alla ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), “è positivo che ad agosto sia stato presentato un testo specifico, ma continuiamo a chiedere misure concrete di sostegno alle vittime della violenza, adeguatamente finanziate, e azioni di prevenzione efficaci. La repressione è importante ma da sola non risolverà il problema” – ha commentato Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty International Italia, che ha annunciato il lancio, a novembre, di una campagna di sms solidale contro la violenza sulle donne.

In materia di omofobia e transfobia “siamo soddisfatti per il risultato ottenuto a settembre alla Camera dei deputati, attraverso un dibattito di elevato spessore e l’approvazione del disegno di legge che include l’orientamento sessuale e l’identità di genere nell’elenco dei motivi discriminatori associati ai reati specifici descritti nell’articolo 1 del decreto legge 122/1993 e che emenda l’art. 3 dello stesso decreto, aggiungendo l’orientamento sessuale e l’identità di genere alle circostanze aggravanti. Ci riserviamo tuttavia di capire quali effetti pratici sulla lotta alle discriminazioni potrebbe avere la clausola di salvaguardia introdotta dagli emendamenti relativi alla libertà d’espressione. Ci aspettiamo un’analoga riflessione nelle sedi istituzionali in vista del passaggio al Senato” – ha concluso Giusy D’Alconzo, direttrice delle Campagne e della ricerca di Amnesty International Italia.

FINE DEL COMUNICATO                                                            Roma, 25 settembre 2013

 

Buona notizia – L’Italia ratifica il Trattato internazionale sul commercio di armi

Armi – Italia

Il 25 settembre 2013 il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva e all’unanimità il disegno di legge per la ratifica del Trattato internazionale sul commercio di armi. L’Italia è il quinto stato complessivamente, e il primo dell’Unione europea, ad aver ratificato il Trattato, che entrerà in vigore al raggiungimento della 50ma ratifica.

La ratifica del Trattato è stata una delle 10 richieste dell’Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia di Amnesty International. Sostieni gli altri punti!

 

Buone notizie – Settembre 2013 (4)

Prigionieri di coscienza (1)

Iran – Nasrin Sotoudeh, avvocata per i diritti umani, prigioniera di coscienza adottata da Amnesty International, è stata rilasciata il 18 settembre 2013. Nel settembre 2010 era stata condannata a sei anni di carcere a causa delle sue attività in favore dei diritti umani. Insieme a lei sono stati scarcerate altre otto donne: l’attivista per la parità di genere Mahboubeh Karami, la giornalista Mahsa Amrabadi, la cristiana convertita Maryam Jalili, Mitra Rahmati, Farah Vazehan, Jila Makvandi (sostenitrice delle Madri del Parco Laleh) e Kefayat Malakmohammadi. E’ stato anche rilasciato Mohsen Aminzadeh, ex vice-ministro degli esteri sotto l’amministrazione Khatami e sostenitore di Mir Hossein Mousavi alle presidenziali del 2009, dopo le quali fu arrestato.

Prigionieri di coscienza (2)

Ciad – Eric Topona, segretario generale del Sindacato dei giornalisti del Ciad, è stato rilasciato il 19 agosto 2013 dopo aver ricevuto la sospensione della condanna a tre anni che gli era stata inflitta per diffamazione. Era stato arrestato il 6 maggio con l’accusa di aver messo in pericolo l’ordine costituzionale. Amnesty International aveva lanciato un’azione urgente in suo favore.

Prigionieri di coscienza (3)

Oman – Sultan al-Saadi, attivista online, è stato rilasciato senza alcuna accusa il 20 agosto 2013. Era stato arrestato il 29 luglio e tenuto in isolamento per settimane, durante le quali era stato interrogato su un account di Twitter dietro il quale, secondo le autorità, egli si celava. Durante il periodo di detenzione, né la famiglia né il suo avvocato hanno potuto incontrarlo. Ha subito maltrattamenti, compresa la falsa notizia che la famiglia lo aveva abbandonato e che aveva approvato la decisione d’imprigionarlo.

Italia: no alla grazia per l’ex agente Cia coinvolto nel sequestro Abu Omar

Riportiamo sotto il comunicato stampa della Sezione Italiana di Amnesty International a proposito della richiesta di grazia presentata da Robert Seldon Lady,  l’ex agente della Cia condannato in contumacia a nove anni di carcere per il sequestro di Abu Omar.

Per chi volesse approfondire segnaliamo anche l’articolo di Riccardo Noury Amnesty a Napolitano: no alla grazia per l’agente Cia del sequestro Abu Omar sul blog Le persone e la dignità.

—

Italia: no alla grazia per l’ex agente Cia coinvolto nel sequestro Abu Omar

(16 settembre 2013)

Amnesty International ha dichiarato che il presidente italiano Giorgio Napolitano dovrebbe respingere la richiesta di grazia presentata l’11 settembre 2013 da Robert Seldon Lady, l’ ex agente della Cia condannato in contumacia a nove anni di carcere per il sequestro di Abu Omar, avvenuto a Milano nel 2003.
“Siamo di fronte a chi ha ammesso di aver preso parte al sequestro di una persona, poi inviata in Egitto dove è stata torturata. Robert Seldon Lady ha evaso la giustizia per 10 anni. La grazia nei suoi confronti sarebbe un messaggio pericolosissimo: chi ha commesso crimini che hanno causato sparizione forzata e tortura non deve risponderne” – ha dichiarato Julia Hall, esperta su antiterrorismo e diritti umani di Amnesty International.
Nel febbraio 2003 agenti italiani e statunitensi sequestrarono Abu Omar, un imam egiziano. L’episodio si verificò a Milano, dove Robert Seldon Lady era capo-scalo della Cia. Abu Omar venne illegalmente trasferito, attraverso la Germania,  al Cairo dove venne detenuto in incommunicado e torturato.
Tra gli oltre 20 condannati, tra italiani e statunitensi, per il sequestro Abu Omar, Robert Seldon Lady è quello che ha ricevuto la pena più alta.
Secondo i mezzi d’informazione italiani, nella sua lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Robert Seldon Lady ha ammesso di aver preso parte al sequestro Abu Omar su ordine dei suoi superiori: “Pur non indossando un’uniforme, ero un soldato nella guerra al terrorismo e avevo l’immunità”. La sua azione, ha aggiunto, venne “esaminata da funzionari di grado assai elevato”, secondo i quali essa era in accordo col diritto interno italiano e statunitense e col diritto internazionale.
L’ex agente della Cia è stato arrestato a Panama nel luglio di quest’anno. Amnesty International ha chiesto che venisse estradato in Italia e invece è stato autorizzato a rientrare negli Usa dove si ritiene si trovi tuttora.
“Le autorità statunitensi hanno ripetutamente e deliberatamente ostacolato ogni tentativo di accertare e punire le responsabilità per le violazioni dei diritti umani commesse nel corso delle operazioni di rendition e di detenzione segreta della Cia. Coloro che sono stati implicati nella rendition di Abu Omar, Robert Seldon Lady compreso, dovrebbero essere estradati in Italia per affrontare la giustizia” – ha sottolineato Hall.
In precedenza, nel corso dell’anno, il presidente Napolitano aveva graziato Joseph Romano, un ufficiale dell’Air Force, a sua volta coinvolto nel sequestro Abu Omar. Amnesty International aveva criticato il gesto definendolo un atto di deferenza politica verso gli Usa, che avrebbe favorito l’impunità.
La tortura e le sparizioni forzate sono crimini di diritto internazionale su cui tutti gli stati sono obbligati a svolgere accertamenti e, laddove vi siano prove sufficienti validamente raccolte, a processare i sospetti responsabili.

 

Buone notizie – Settembre 2013 (3)

Prigionieri di coscienza

Repubblica popolare cinese – Shi Tao, prigioniero di coscienza adottato da Amnesty International, è stato rilasciato il 23 agosto 2013, con 15 mesi di anticipo sulla scadenza della pena.  Giornalista e poeta, Tao era stato arrestato nel novembre 2004 e condannato a 10 anni di carcere per aver inviato un’email che riassumeva le indicazioni diffuse dal dipartimento centrale della propaganda cinese su come i giornalisti avrebbero dovuto trattare il 15° anniversario della repressione del movimento per la democrazia del 1989. 

Armi

Italia – Il 12 settembre 2013 la Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge per la ratifica del Trattato internazionale sul commercio di armi.

 

17 settembre 2013: spettacolo “La Scelta”

Martedì 17 settembre alle 20.30 presso il caffè Bookique di Trento in via Torre d’Augusto 29 si terrà lo spettacolo “La Scelta” di Marco Cortesi (http://www.marco-cortesi.com/la-scelta-spettacolo/).

Lo spettacolo è a ingresso libero ed è patrocinato da Amnesty International.
Il gruppo di Trento di Amnesty sarà presente con un tavolino di raccolta firme per appelli in difesa dei diritti umani.
Scarica la locandina dell’evento.