Sabato 14 giugno, nella chiesa parrocchiale di Pergine Valsugana, si terrà un concerto di musica sacra e spiritual del coro locale Calicantus, diretto dal maestro Giancarlo Comar e con accompagnamento al pianoforte della maestra Lorenza Anderle.
Il concerto inizia alle 20.45 e l’entrata è libera.
Amnesty International farà un intervento introduttivo per presentarsi alla comunità di Pergine Valsugana.
13 e 14 giugno 2014: Amnesty al Trentino Book Festival a Caldonazzo
Dal 13 al 15 giugno 2014 a Caldonazzo si svolgerà la 4° edizione di Trentino Book Festival, ideato e diretto dallo scrittore Pino Loperfido. Il gruppo Amnesty di Trento sarà presente al Festival in due importanti occasioni:
- nella serata di venerdì 13 presso il Palazzetto di via Marconi, in occasione dello spettacolo “In fuga dal Senato” tenuto da Dario Fo
- la mattina di sabato 14, dalle ore 11, presso la Casa della Cultura in viale Stazione, all’incontro con Rita e Giovanni Cucchi, genitori di Stefano Cucchi, che presentano il libro di Duccio Facchini “Mi cercarono l’anima. Storia di Stefano Cucchi”.
Per ulteriori informazioni sul festival: www.trentinobookfestival.it
Buone notizie – Giugno 2014 (2)
Prigionieri di coscienza
Uzbekistan – Il 31 maggio 2014 un tribunale ha ordinato la scarcerazione per motivi di salute di Abdulrasul Khudoynazarov, giunto all’ottavo anno di una condanna a nove anni e mezzo a causa delle sue attività in favore dei diritti umani. Le torture subite ripetutamente in carcere e il diniego di cure mediche hanno reso la sue condizioni di salute estremamente critiche. Presidente del gruppo per i diritti umani Ezgulik, Khudoynazarov era stato arrestato nel luglio 2005 dopo che due mesi prima le forze di sicurezza uzbeche avevano ucciso centinaia di persone nella città di Andijan. Nel gennaio 2006, al termine di un processo irregolare e celebrato a porte chiuse, era stato condannato a nove anni e mezzo per estorsione, frode, abuso di potere e falsificazione di documenti.
Armi
Il 3 giugno 2014, primo anniversario dell’adozione del Trattato internazionale sul commercio di armi, altri otto paesi hanno depositato gli strumenti di ratifica: Australia, Austria, Belgio, Burkina Faso, Giamaica, Lussemburgo, San Vincenzo e le Grenadine, Samoa. Il totale delle ratifiche è così salito a 40. Ne mancano solo altre 10 perché il trattato entri in vigore.
Sabato 7 giugno 2014 – Abbiamo Tutti Lo Stesso Cuore
Anche quest’anno il gruppo Amnesty di Trento parteciperà ad “Abbiamo Tutti Lo Stesso Cuore”, la giornata del volontariato dell’Alto Garda che si svolgerà sabato 7 giugno ad Arco in Piazza Segantini dalle 13 alle 24. La manifestazione è volta a promuovere e sensibilizzare al volontariato dando la possibilità di conoscere le varie associazioni che operano localmente e in tutto il Trentino. Il ricavato al netto delle spese e le eventuali offerte verranno devolute al progetto “Scaldacuore” di Time4Life, per la lotta alla leishmaniosi in un campo profughi in Siria (http://www.time4life.it/progetti/progetto-scalda-cuore/).Non mancheranno, oltre ai gazebo delle associazioni, giochi e musica per tutti i passanti.
Buone notizie – Giugno 2014 (1)
Prigionieri di coscienza
Messico – Il 28 maggio 2014 un tribunale federale ha ordinato alla procura generale di riconoscere pubblicamente l’innocenza di Jacinta Francisco Marcial, che nel 2009 era stata condannata a 21 anni di carcere per il sequestro di sei agenti di polizia. La donna, adottata come “prigioniera di coscienza” da Amnesty International, aveva trascorso tre anni in una prigione dello stato di Querétaro prima di essere riconosciuta innocente. Il tribunale federale ha inoltre ordinato alla procura generale di riconoscere a Jacinta Francisco Marcial un indennizzo per il danno procuratole dal comportamento illegale dello stato.
Sentinelle del cielo
Negli anni ’50 le sentinelle del cielo erano personaggi da libro di fantascienza che, grazie ai loro poteri straordinari, riuscivano a scoprire in largo anticipo i pericoli per l’umanità che provenivano dagli spazi siderali. Le sentinelle del cielo del giorno d’oggi sono invece i satelliti di osservazione terrestre. Meno esoterici ma in grado, grazie ai progressi della scienza, di registrare immagini di grande qualità e dettaglio.
Queste immagini, se correttamente interpretate, possono servire a scoprire violazioni dei diritti umani in zone altrimenti inaccessibili. Amnesty International ha utilizzato le immagini da satellite, ormai disponibili liberamente in diversi archivi digitali, per monitorare la situazione dei diritti umani in diverse aree a rischio del mondo e indirizzare quindi in modo più efficace la sua azione in quelle aree.
Ad esempio, nel 2006 il progetto Eyes on Darfur ha utilizzato la tecnologia satellitare per evidenziare le distruzioni dei villaggi avvenute in Darfur, attraverso il confronto delle immagine registrate prima e dopo le atrocità.
Le immagini satellitari sono state anche utili per scoprire gulag a cielo aperto in Corea del Nord. In base alle immagini satellitari e alle testimonianze raccolte, Amnesty ha denunciato l’espansione di questi luoghi “di rieducazione”, costruiti all’apparenza per sembrare normali villaggi o piccole cittadine, ma dove, invece, tortura, fame, stupro ed esecuzioni sono usati quotidianamente contro decine di migliaia di detenuti.

Un quartiere di N’Djamena, capitale del Chad, nel gennaio 2008 (sinistra) e novembre 2008 (destra). © 2009 DigitalGlobe.
Infine, ricordiamo la scoperta in Ciad degli sgomberi forzati di decine di migliaia di persone e le susseguenti demolizioni di intere aree urbane effettuate arbitrariamente dal governo. In questo caso le immagini satellitari ad alta risoluzione hanno integrato le informazioni raccolte dai ricercatori di Amnesty che hanno visitato i sobborghi di N’Djamena, la capitale del paese. Sebbene le immagini da sole non fossero sufficienti ad evidenziare se una demolizione fosse stata eseguita legalmente o no, esse sono state usate dai ricercatori di Amnesty per individuare le zone delle demolizioni, e quindi come guida per raccogliere testimonianze dirette dei fatti avvenuti. Testimonianze che, in molti casi, hanno confermato che gli sgomberi erano illegali e in violazione della legge del Chad e degli standard internazionali sui diritti umani.
Queste sono alcune delle applicazioni per la difesa dei diritti umani delle scientifiche sentinelle del cielo dei giorni nostri. Nel prossimo post su Scienza e Diritti Umani cambieremo argomento e andremo a vedere come la statistica è stata usata per “pescare” le prove del genocidio in Guatemala.
Floriano Zini (@FlorianoZini)
28 maggio 1961 – 28 maggio 2014: 53 anni in difesa dei diritti umani
Ripreso da http://www.amnesty.it/28-maggio-1961-28-maggio-2014-53-anni-in-difesa-dei-diritti-umani
“Aprite il vostro quotidiano un qualsiasi giorno della settimana e troverete la notizia di qualcuno, da qualche parte del mondo, che è stato imprigionato, torturato o ucciso poiché le sue opinioni e la sua religione sono inaccettabili per il suo governo. Ci sono milioni di persone in prigione in queste condizioni, sempre in aumento. (…) Il lettore del quotidiano percepisce un fastidioso senso d’impotenza. Ma se questi sentimenti di disgusto ovunque nel mondo potessero essere uniti in un’azione comune, qualcosa di efficace potrebbe essere fatto“.
Il 28 maggio 1961, con la pubblicazione sulla prima pagina dell’Observer, di un articolo – appello dell’avvocato inglese Peter Benenson, intitolato “I prigionieri dimenticati”, nacque Amnesty International.
Quell’articolo venne ripreso da altri organi di stampa nel mondo e l’adesione entusiasta di migliaia di persone convinse Benenson a trasformare l’appello iniziale in quello che sarebbe diventato il più importante movimento globale per i diritti umani, di cui fanno parte 53 anni dopo oltre tre milioni di persone, impegnate giorno per giorno a svolgere campagne per porre fine alle violazioni dei diritti umani e ad apportare un cambiamento reale nella vita dei titolari dei diritti umani.
Da oltre mezzo secolo il logo di Amnesty International, una candela circondata dal filo spinato, è il simbolo mondiale della libertà e della giustizia.
In 53 anni di campagne in difesa dei diritti umani, Amnesty International ha contribuito alla liberazione di oltre 50.000 prigionieri di coscienza (quasi tre ogni giorno) e a promuovere e a far sviluppare norme internazionali sui diritti umani, come la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (1984) o, a livello europeo, la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (2011).
La nostra mobilitazione e pressione hanno aperto la strada all’istituzione della Corte penale internazionale, che dal 2002 può processare individui che hanno commesso crimini internazionali come genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Insieme ad altre organizzazioni per i diritti umani, abbiamo spinto le Nazioni Unite ad adottare, nel 2013, un trattato che regolamenta il commercio di armi, per impedire che finiscano nelle mani di regimi che vìolano i diritti umani.
Mentre paese dopo paese, il mondo decideva di porre fine alle esecuzioni capitali, a partire dalla seconda metà dello scorso decennio Amnesty International è stata al centro della coalizione che ha convinto le Nazioni Unite ad approvare una moratoria globale sulla pena di morte. Oggi sono 109 i paesi nel mondo che la sostengono. Sempre meno, invece, circa una ventina, sono i paesi che ancora ricorrono alla pena capitale.
Ogni giorno, in tutto il mondo, ci sono persone il cui destino è direttamente legato all’azione degli attivisti di Amnesty International: un imputato riceve un processo equo; un condannato a morte viene salvato dall’esecuzione; un detenuto cessa di essere torturato; un attivista torna in libertà per continuare a lavorare per i diritti umani; un bambino impara a conoscere, nella sua classe, quali sono i suoi diritti; una famiglia riesce a lasciare un campo per rifugiati e a tornare a casa; un ex bambino soldato si disfa la sua vecchia uniforme; un agente di polizia apprende come mantenere l’ordine pubblico senza creare paura; gli appartenenti a una comunità emarginata si organizzano per chiedere la fine della discriminazione; un padre ritrova finalmente i resti dei figlio, “scomparso” anni prima; una donna ritrova giustizia, perché il suo governo ha messo fuorilegge la violenza di genere.
Tuttavia, ancora oggi in molte parti del mondo le parole “diritti umani” sono prive di senso concreto. Lo hanno, invece e purtroppo, parole come povertà, insicurezza, privazione, esclusione, discriminazione, violenza, tortura, pena di morte, detenzioni arbitrarie, processi iniqui: milioni di persone sanno il loro significato perché le vivono sulla loro pelle.
A 53 anni dalla sua nascita, l’azione di Amnesty International ci ricorda che i titolari dei diritti umani, e coloro che li difendono, si trovano di fronte ogni giorno governi repressivi, gruppi armati spietati, cinici interessi privati.
Ma, oggi come nel 1961, chi fa parte di Amnesty International sa trasformare l’indignazione in azione e – come scriveva Benenson – “i sentimenti di disgusto in un’azione comune”.

