Tutti nello stesso piatto – seconda settimana

Nel corso della seconda settimana del festival “Tutti nello stesso piatto”, il gruppo Amnesty di Trento sarà presente alla proiezione di “Even a bird needs a nest” (2012), diretto da Christine Chansou e Vincent Trintignant – Corneau. La proiezione si  svolgerà venerdì 15 novembre alle ore 20.45 al Centro Polifunzionale dell’Opera Universitaria. Il paese protagonista è la Cambogia. Ecco un breve riassunto della storia.

Dopo la caduta del regime comunista di Pol Pot, Hun Sen, tuttora premier, fu fonte di speranza per molti cambogiani. Tuttavia, le loro aspettative sono state deluse dai progetti dell’imprenditoria edilizia,che sta minacciando le abitazioni nella capitale Phnom Penh e le piantagioni di riso nelle campagne, portando alla disperazione i proprietari. È difficile far valere la giustizia in questo quadro kafkiano, dove la violenza sui cittadini non manca. A Phnom Penh, nel quartiere di Boeung Kak, molte famiglie sono già state sfrattate. Qui, un gruppo di donne sta lottando coraggiosamente contro il governo nella speranza di conservare le proprie case.

Si tratta di un documentario intenso sullo squilibrio di potere esistente in un paese post-comunista e in via di sviluppo. I registi riportano tutti gli aspetti della vicenda mantenendo uno sguardo ravvicinato sulla lotta condotta dai residenti di Boeung Kak, ma consentendo allo stesso tempo al premier e all’opposizione di dire la loro.

 

COLOMBIA: Attivisti indigeni ancora minacciati

Continuano in Colombia le violazioni di diritti fondamentali che coinvolgono le popolazioni indigene. Nel corso del lungo conflitto armato che da anni insanguina il paese, infatti, le parti contrapposte si sono dimostrate riottose al rispetto del diritto della popolazione civile a non essere coinvolta e si sono per contro rese responsabili di gravi abusi dei diritti umani e di violazioni del diritto internazionale umanitario. Amnesty International ha quindi ripetutamente richiamato le due fazioni antagoniste – gruppi della guerriglia e forze di sicurezza – a porre fine in maniera immediata ed incondizionata ad abusi e violazioni, che hanno incluso minacce ed uccisioni.

A partire dal 12 ottobre migliaia di membri di tali comunità hanno manifestato per chiedere il rispetto dei loro diritti, che ritengono minacciati dalle industrie minerarie e petrolifere e da altri interessi economici che gravitano sulle loro terre. Il governo e funzionari governativi hanno però insinuato che tali manifestazioni erano state organizzate dalle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) o che erano state dalle medesime infiltrate. Si ricorda che, in passato, tali accuse sono state frequentemente seguite da minacce di morte o da uccisioni eseguite dalle forze paramilitari, che a volte operano in collusione con le forze di sicurezza.

Molti dimostranti indigeni sono stati feriti in diverse parti del paese in situazioni tali da ipotizzare un uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza. Il 19 ottobre il Consiglio regionale indigeno del Cauca, CRIC, e l’Associazione dei consigli indigeni del Norte del Cauca, ACIN, hanno riferito che nell’area di La Augustina, nella municipalità di Santander del Quilichao, dipartimento del Cauca, durante il corso di dimostrazioni, 15 persone, inclusi alcuni minori, erano rimaste ferite dalle forze di sicurezza a colpi di arma da fuoco.

Qualche giorno prima, il 16 ottobre, dimostranti indigeni hanno occupato parte della strada che conduce alla municipalità di Buenaventura, dipartimento di Valle del Cauca, ma unità della polizia anti-sommossa, ESMAD, si sono attivate per sgomberare la via. Secondo le informazioni ricevute, le forze di sicurezza avrebbero lanciato dei candelotti lacrimogeni riempiti di shrapnel direttamente verso i dimostranti, anche se inermi e già colpiti. Sessanta dimostranti sono stati feriti, sedici dei quali in maniera grave. Le forze di sicurezza, inoltre, avrebbero anche impedito per diverse ore il trasferimento dei dimostranti feriti presso i centri medici delle municipalità di  Buenaventura  e di Dagua. Secondo quanto riportato dai media, le forze di sicurezza hanno affermato che i dimostranti lanciavano pietre nella loro direzione mentre stavano tentando di liberare la strada, ma Amnesty International non è in grado di confermare questa notizia. Se è pacifico, allora, che le forze di sicurezza hanno il dovere di garantire l‘incolumità dei loro colleghi, è altrettanto chiaro però che questo non dovrebbe essere usato come una scusa per ignorare gli standard internazionali sull’uso della forza da parte delle forze di sicurezza.

Amnesty International, preso atto della grave situazione, ha emesso un’azione urgente con la quale si invitano gli organi competenti ad attivare investigazioni esaustive ed imparziali in ordine alle minacce subite dagli attivisti indigeni, per i quali si chiede sia garantita sicurezza, ed alle lesioni subite dai partecipanti alle manifestazioni di ottobre, al fine di verificare se vi sia stato un uso eccessivo della forza da parte delle autorità preposte.

L’azione urgente è del 21 ottobre 2013, scade il 2 dicembre prossimo ed è reperibile qui.

 

Francesco Bridi

Referente del gruppo Amnesty 150 di Trento per il Coordinamento America Latina

 

Tutti nello stesso piatto 2013 – prima settimana

Martedì 5 novembre e’ iniziato il festival Tutti nello stesso piatto. Quest’anno il festival prevede anche un Premio Amnesty, che verrà assegnato al documentario che meglio affronta le tematiche legate ai diritti umani, in particolare i diritti economici, sociali e culturali.

Il gruppo di Trento di Amnesty International sarà presente alle proiezioni di alcuni film.

Ieri siamo stati presenti alla proiezione di “Shady chocolate” di Miki Mistrati, seguito di “The dark side of the choccolate”. Il documentario si occupa delle condizioni di schiavitù e sfruttamento dei minori in molte piantagioni di cacao in Costa d’Avorio.

Stasera saremo presenti al Centro Polifunzionale di via Prati alle proiezioni di “El gigante” di Bruno Federico, che parla delle conseguenze su una comunità della Colombia della costruzione di una diga, e di “Terra nera” di Simone Ciani e Danilo Licciardiello, che descrive gli effetti del ‘land grabbing’ collegato alle sabbie bituminose in Canada e in Congo.

Tutti i dettagli e il programma sul sito del festival.

25-27 ottobre 2013: il gruppo Amnesty di Trento a Fa’ la cosa giusta!

Anche quest’anno saremo presenti alla Fiera degli stili di vita sostenibili “Fa’ la cosa giusta!” a Trento a partire dal pomeriggio di venerdì 25 fino alla sera di domenica 27 ottobre 2013.
Al nostro tavolino all’interno della fiera presenteremo l’associazione, venderemo materiale EDU e magliette, raccoglieremo firme per vari appelli in difesa dei diritti umani.
In particolare, raccoglieremo firme sui seguenti appelli:

Per maggiori informazioni sulla fiera visitate la pagina degli organizzatori.

 

Lampedusa: stop all’indifferenza

Un tema che mai deve essere eliminato dalla memoria di ognuno di noi è proprio quello dell’immigrazione, argomento di primaria importanza proprio per il nostro paese. Lo sbarco del 3 ottobre a Lampedusa e i successivi avvenuti nei giorni seguenti e che continuano a verificarsi sono un esempio di quello che non deve più accadere. Tra i ricordi che più sono rimasti impressi c’è il terribile racconto del recupero dei corpi di una madre e del suo piccolo figlio, appena nato e ancora legato al cordone. Entrambi non riusciranno mai a crearsi quel futuro migliore che la donna aveva tanto sognato per se stessa e per il suo bambino. Si tratta di un’immagine che fa riflettere e che racconta sì di soltanto due delle tante vittime, ma ci fa capire quanto nessuno di noi debba rassegnarsi all’indifferenza. Nessuno deve fare finta di niente. Per questo Amnesty continua a chiedere al Governo italiano e all’Unione Europea di adoperarsi per affrontare e risolvere il problema. Queste persone, insieme agli abitanti di Lampedusa che collaborano quotidianamente per aiutarle, non devono essere lasciate sole. Hanno bisogno di aiuto e di sostegno concreti, di garanzie per i loro diritti: ognuno di loro deve avere la possibilità di potersi rifare una vita, e per fare questo l’Italia e tutta l’Europa devono lavorare insieme per garantire il miglior sostegno possibile di cui ogni singola persona ha diritto.

Elena Franchini

 

Gaza: Hani Abu Aliyan, ennesima esecuzione!

Per non dimenticare quanto sia fondamentale la Giornata mondiale contro la pena di morte, nella quale ogni singola persona può contribuire con un piccolo gesto, anche firmando quello che può essere considerato un “banale pezzo di carta” che può in realtà fare un’enorme differenza, è importante ricordare la toccante testimonianza di un fatto avvenuto nella Striscia di Gaza il 2 ottobre 2013. E’ stata infatti eseguita la condanna a morte di Hani Abu Aliyan, 28 anni, giudicato colpevole per aver accoltellato un conoscente, a causa di una disputa. Per la prima volta, ai parenti della vittima è stato permesso di poter assistere all’esecuzione. I famigliari hanno però affermato di essere stati informati all’ultimo momento dell’esecuzione e questo è ciò che hanno dichiarato: “Ci hanno perquisito e tolto i telefonini prima di scortarci sul posto. Il condannato è arrivato circondato dagli agenti, ha parlato con un imam e poi è stato impiccato. Dopo pochi minuti un dottore ne ha confermato la morte. E’ stato difficile vedere una persona che perdeva la vita – ha aggiunto il parente che però ha chiesto l’anonimato – ma poi mi sono detto che era stata fatta giustizia. Che Dio aveva vendicato le sue vittime”.

Hani Abu Aliyan viene condannato nel 2009, quando si costituisce, dopo un grave litigio sfociato nella morte dell’altro ragazzo. L’avvocato di Hani ha però dichiarato che l’imputato sarebbe stato torturato per estorcergli la confessione di un altro omicidio commesso all’età di 14 anni.

Secondo il Rapporto annuale 2013 di Amnesty International a Gaza almeno cinque persone sono state condannate a morte dai tribunali militari, colpevoli di “collaborazionismo con Israele”, mentre sei condanne a morte sono state eseguite.

Questo rimane un singolo esempio di quello in alcune parti del mondo succede ancora oggi. La pena di morte è una condanna ingiusta e inumana che deve essere abolita in ogni paese: essa svilisce la dignità di ogni essere umano, che, se pur colpevole, merita di essere trattato come tale. La Giornata mondiale contro la pena di morte deve far ricordare a ognuno di noi quanto sia importante rispettare l’essere umano in quanto tale e può essere una modalità per poter migliorare, anche tramite piccole azioni, questa enorme imperfezione che caratterizza il mondo in cui viviamo. Partendo proprio dai piccoli gesti si può davvero cambiare la realtà e soprattutto possiamo fare in modo di far sentire la nostra voce e contribuire alla piena eliminazione di quella che è la più brutale sentenza mai esistita.

 

Elena Franchini

 

Azione Urgente Colombia

 COLOMBIA:  Il governo deve contrastare i paramilitari

Amnesty International ha lanciato un’azione urgente, in scadenza il 25 ottobre prossimo, relativa a gravi violazioni dei diritti umani che colpiscono difensori dei diritti umani e popolazioni indigene in Colombia. In particolare, si tratta di attivarsi a favore delle comunità di ascendenza africana che vivono nel bacino del rio Cacarica (l’azione urgente è disponibile qui).

Nel febbraio 1997, nel corso della “Operación Génesis” coordinata dalla XVII Brigata, i paramilitari  sgomberavano con la forza più di 3.000 appartenenti alle comunità di ascendenza africana del bacino del rio Cacarica. Nonostante questo, già nei primi anni del 2000, la maggioranza degli sfollati, che si trovavano dislocati nella municipalità di Turbo, dipartimento di Antioquia, e in altre zone, iniziarono il loro rientro.

Per garantire la propria sicurezza, tenuto conto delle costanti minacce di morte e delle violazioni dei diritti umani che i membri delle comunità subivano da parte delle forze di sicurezza e dei paramilitari loro alleati, gli abitanti della comunità crearono due “zone umanitarie”: “Esperanza en Dios” e “Nueva Vida”, lottando con caparbietà per il loro diritto, in quanto civili, a non essere coinvolti nel conflitto interno in corso.

Dal loro rientro nel Cacarica all’inizio degli anni 2000, tali comunità hanno continuato ad affrontare costanti minacce di morte e violazioni dei diritti umani. Questa situazione è stata recentemente presa in esame nel corso di un’udienza che si è tenuta nell’aprile 2013 davanti alla Corte interamericana dei diritti umani che si occupa della “Operación Génesis”. Le operazioni paramilitari sono avvenute contemporaneamente alla lotta della popolazione di quelle comunità a difesa dei loro diritti, contro gli interessi economici di industrie estrattive e i conseguenti progetti di costruzione di infrastrutture.

Durante il lungo conflitto armato in Colombia, membri delle organizzazioni dei diritti umani, sindacalisti e altri collaboratori di organizzazioni sociali sono stati spesso etichettati dalle forze di sicurezza e dai paramilitari come simpatizzanti o sostenitori della guerriglia. Di conseguenza, questi attivisti sono frequentemente vittime di omicidi, minacce o sparizioni forzate. Anche i gruppi guerriglieri, d’altro canto, minacciano o uccidono attivisti dei diritti umani perché li considerano alleati del nemico.

Chiediamo quindi di attivarsi, firmando e inviando l’azione urgente che potete trovare sul sito di Amnesty International. Se siete interessati agli appelli e alle azioni di Amnesty International, potete contattare il gruppo di Trento scrivendo all’indirizzo gr150@amnesty.it.

 

Francesco Bridi
Referente per il gruppo Amnesty 150 di Trento
del Coordinamento America Latina