COLOMBIA: Attivisti indigeni ancora minacciati

Continuano in Colombia le violazioni di diritti fondamentali che coinvolgono le popolazioni indigene. Nel corso del lungo conflitto armato che da anni insanguina il paese, infatti, le parti contrapposte si sono dimostrate riottose al rispetto del diritto della popolazione civile a non essere coinvolta e si sono per contro rese responsabili di gravi abusi dei diritti umani e di violazioni del diritto internazionale umanitario. Amnesty International ha quindi ripetutamente richiamato le due fazioni antagoniste – gruppi della guerriglia e forze di sicurezza – a porre fine in maniera immediata ed incondizionata ad abusi e violazioni, che hanno incluso minacce ed uccisioni.

A partire dal 12 ottobre migliaia di membri di tali comunità hanno manifestato per chiedere il rispetto dei loro diritti, che ritengono minacciati dalle industrie minerarie e petrolifere e da altri interessi economici che gravitano sulle loro terre. Il governo e funzionari governativi hanno però insinuato che tali manifestazioni erano state organizzate dalle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) o che erano state dalle medesime infiltrate. Si ricorda che, in passato, tali accuse sono state frequentemente seguite da minacce di morte o da uccisioni eseguite dalle forze paramilitari, che a volte operano in collusione con le forze di sicurezza.

Molti dimostranti indigeni sono stati feriti in diverse parti del paese in situazioni tali da ipotizzare un uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza. Il 19 ottobre il Consiglio regionale indigeno del Cauca, CRIC, e l’Associazione dei consigli indigeni del Norte del Cauca, ACIN, hanno riferito che nell’area di La Augustina, nella municipalità di Santander del Quilichao, dipartimento del Cauca, durante il corso di dimostrazioni, 15 persone, inclusi alcuni minori, erano rimaste ferite dalle forze di sicurezza a colpi di arma da fuoco.

Qualche giorno prima, il 16 ottobre, dimostranti indigeni hanno occupato parte della strada che conduce alla municipalità di Buenaventura, dipartimento di Valle del Cauca, ma unità della polizia anti-sommossa, ESMAD, si sono attivate per sgomberare la via. Secondo le informazioni ricevute, le forze di sicurezza avrebbero lanciato dei candelotti lacrimogeni riempiti di shrapnel direttamente verso i dimostranti, anche se inermi e già colpiti. Sessanta dimostranti sono stati feriti, sedici dei quali in maniera grave. Le forze di sicurezza, inoltre, avrebbero anche impedito per diverse ore il trasferimento dei dimostranti feriti presso i centri medici delle municipalità di  Buenaventura  e di Dagua. Secondo quanto riportato dai media, le forze di sicurezza hanno affermato che i dimostranti lanciavano pietre nella loro direzione mentre stavano tentando di liberare la strada, ma Amnesty International non è in grado di confermare questa notizia. Se è pacifico, allora, che le forze di sicurezza hanno il dovere di garantire l‘incolumità dei loro colleghi, è altrettanto chiaro però che questo non dovrebbe essere usato come una scusa per ignorare gli standard internazionali sull’uso della forza da parte delle forze di sicurezza.

Amnesty International, preso atto della grave situazione, ha emesso un’azione urgente con la quale si invitano gli organi competenti ad attivare investigazioni esaustive ed imparziali in ordine alle minacce subite dagli attivisti indigeni, per i quali si chiede sia garantita sicurezza, ed alle lesioni subite dai partecipanti alle manifestazioni di ottobre, al fine di verificare se vi sia stato un uso eccessivo della forza da parte delle autorità preposte.

L’azione urgente è del 21 ottobre 2013, scade il 2 dicembre prossimo ed è reperibile qui.

 

Francesco Bridi

Referente del gruppo Amnesty 150 di Trento per il Coordinamento America Latina

 

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