Gaza: Hani Abu Aliyan, ennesima esecuzione!

Per non dimenticare quanto sia fondamentale la Giornata mondiale contro la pena di morte, nella quale ogni singola persona può contribuire con un piccolo gesto, anche firmando quello che può essere considerato un “banale pezzo di carta” che può in realtà fare un’enorme differenza, è importante ricordare la toccante testimonianza di un fatto avvenuto nella Striscia di Gaza il 2 ottobre 2013. E’ stata infatti eseguita la condanna a morte di Hani Abu Aliyan, 28 anni, giudicato colpevole per aver accoltellato un conoscente, a causa di una disputa. Per la prima volta, ai parenti della vittima è stato permesso di poter assistere all’esecuzione. I famigliari hanno però affermato di essere stati informati all’ultimo momento dell’esecuzione e questo è ciò che hanno dichiarato: “Ci hanno perquisito e tolto i telefonini prima di scortarci sul posto. Il condannato è arrivato circondato dagli agenti, ha parlato con un imam e poi è stato impiccato. Dopo pochi minuti un dottore ne ha confermato la morte. E’ stato difficile vedere una persona che perdeva la vita – ha aggiunto il parente che però ha chiesto l’anonimato – ma poi mi sono detto che era stata fatta giustizia. Che Dio aveva vendicato le sue vittime”.

Hani Abu Aliyan viene condannato nel 2009, quando si costituisce, dopo un grave litigio sfociato nella morte dell’altro ragazzo. L’avvocato di Hani ha però dichiarato che l’imputato sarebbe stato torturato per estorcergli la confessione di un altro omicidio commesso all’età di 14 anni.

Secondo il Rapporto annuale 2013 di Amnesty International a Gaza almeno cinque persone sono state condannate a morte dai tribunali militari, colpevoli di “collaborazionismo con Israele”, mentre sei condanne a morte sono state eseguite.

Questo rimane un singolo esempio di quello in alcune parti del mondo succede ancora oggi. La pena di morte è una condanna ingiusta e inumana che deve essere abolita in ogni paese: essa svilisce la dignità di ogni essere umano, che, se pur colpevole, merita di essere trattato come tale. La Giornata mondiale contro la pena di morte deve far ricordare a ognuno di noi quanto sia importante rispettare l’essere umano in quanto tale e può essere una modalità per poter migliorare, anche tramite piccole azioni, questa enorme imperfezione che caratterizza il mondo in cui viviamo. Partendo proprio dai piccoli gesti si può davvero cambiare la realtà e soprattutto possiamo fare in modo di far sentire la nostra voce e contribuire alla piena eliminazione di quella che è la più brutale sentenza mai esistita.

 

Elena Franchini

 

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