Prigionieri di coscienza (1)
Egitto – Mostafa Ibrahim Mohamed Ahmed, Karim Khaled Fathy e Mohamed Abdel-Hamid sono tornati in libertà il 18 novembre 2016 a seguito di un’amnistia presidenziale. Il 27 gennaio una corte d’appello aveva confermato la loro condanna a due anni per violazione della legge sulle proteste.
Prigionieri di coscienza (2)
Malaysia – Il 28 novembre 2016, un giorno prima dell’udienza di convalida dell’arresto, è stata rimessa in libertà Maria Chin Abdullah, co-presidente di Berish 2.0, un’organizzazione della società civile che chiede la riforma del sistema elettorale e la fine della corruzione. Maria Chin Abdullah era stata arrestata il 18 novembre nella sede di Berish, alla vigilia di una manifestazione convocata dall’organizzazione.
Prigionieri di coscienza (3)
Bahrein – Il 23 novembre 2016 è stata ritirata l’accusa di “incitamento all’odio” nei confronti dell’attivista politico Ebrahim Sharif, che per la medesima imputazione aveva già trascorso un anno di carcere tra luglio 2015 e luglio 2016. L’ultima incriminazione era legata ai contenuti di un’intervista rilasciata a un’agenzia di stampa.
Pena di morte
Zimbabwe – Il 2 dicembre 2016 il vicepresidente Emmerson Mnangagwa ha reso noto al parlamento che 10 condanne a morte sono state commutate in ergastolo. Nei bracci della morte del paese si trovano ancora 80 prigionieri ma da 12 anni manca l’addetto alle impiccagioni.
Diritti economici, sociali e culturali
Stati Uniti d’America – Il 4 dicembre il Genio militare ha annunciato il blocco della costruzione dell’oleodotto del Nord Dakota, il cui tracciato sarebbe passato sotto il fiume Missouri e nei pressi della riserva sioux di Standing Rock. Amnesty International aveva sostenuto le proteste delle comunità native, non coinvolte nella fase di progettazione, legate ai rischi per l’acqua e l’ambiente.