Diario semiserio dell’assemblea generale – sezione Italia (parte terza)

27 aprile 2013. Oggi si comincia, con calma dopo le 9.30 con le votazioni delle mozioni statutarie. Elezioni. Presidente con tantissimi voti Antonio Marchesi, nuovo presidente di AI Italia. Tesoriere: Pasquale Quitadamo. Sono stati eletti nel CD: Paolo Pignocchi, Ammar Kharrat, Sonia Forasiepi, “Ela” Rotoli, Cecilia Nava, Paolo Pobbiati, Egidio Grande. “Quello che mi piace di Amnesty e’ la capacita’ di mettere insieme l’utopia e il pragmatismo” dice Antonio Marchesi nel ringraziare l’assemblea per l’elezione. Finisco qui così avete il CD in anteprima.

Cecilia

Diario semiserio dell’Assemblea generale (d’ora in poi AG) di Amnesty International – sezione italiana

Roma, 25-27 aprile 2013

25 aprile. Buona festa della Resistenza!!!

Alberto e Cecilia. In viaggio x Roma verso l’AG 2013. Lettura delle mozioni. Che emozioni! Va beh, però leggerle tutte di fila e’ un’ impresa notevole. Quasi tutte sono di modifica allo statuto, faccende di “ingegneria istituzionale” nelle quali ci siamo imbarcati da qualche anno. Riforma della governance. Abbastanza per addetti ai lavori. Non siamo ancora arrivati a discutere dei gruppi e dell’attivismo, questioni che ci toccano più da vicino. Mozioni dell’Internazionale. Viva il Perù e viva la Svizzera! Hanno presentato due mozioni per ampliare il lavoro che Amnesty gia’ fa sui diritti economici, sociali e culturali, una sull’accesso all’acqua e ai servizi igienici e una sull’accesso all’acqua e al cibo. E qui si capisce perché è bello far parte di AI. Perché si lavora a favore dei diritti concreti della gente non in maniera dilettantesca, ma seria e professionale. Ci piace.
E intanto Christa, la responsabile del gruppo di Bolzano, dorme nell’altra carrozza.

Ore 15,15
La XXVIII Assemblea e’ cominciata. Stiamo ascoltando Beatriz Carillo. È una gitana che viene dall’Andalusia. Ci sta parlando dell’esclusione del popolo Rom in Europa. Mi piace la loro bandiera: azzurro come il cielo, verde come la terra, la ruota che simboleggia la libertà. I Rom vogliono giustizia non solidarietà.
Intanto aspettiamo Sofia.
Ore 16. Sofia e’ arrivata nel frattempo. Sempre da Beatriz: nessuna donna gitana e’ stata uccisa dal proprio marito.
E non sembra proprio poco.
Nessun pausa, avanti tutta.
Parla Christine Weise.
Amnesty ha definito una vergogna la grazia concessa a Joseph Romano da parte di Napolitano.
Dal 2014. Tra l’altro Due campagne mondiali. Una contro la tortura. Seconda “My Body, My rights” sui diritti sessuali e riproduttivi.
Relazione della tesoriera. Sempre chiara, sono sicura che ne sentiremo la mancanza. Comunque abbiamo debiti, non c’è niente da fare. Però ci sono anche le buone notizie: nel 2012 i soci sono aumentati del 2%.
Anche i morti ci stanno dando una grossa mano (parlo dei lasciti). Risultati straordinari li ha definiti Maria Cristina.
Continuano le relazioni. Non è prevista la pausa. Aiuto! Vado a fare una ricognizione nei dintorni dell’albergo. Il deserto dei tartari e’ più animato! Ci sono solo villette. Toccherà essere diligenti e partecipare intensamente all’assemblea.
A qualcuno non piace Barbara D’Urso (testimonial di AI).Boh, con Sofia e Christa abbiamo controllato su Wikipedia. E allora? Cos’ha che non va?
Ecc. Ecc.
Buona notte

Spettacolo tetrale “Valjean” in scena al Teatro San Marco di Trento.

Il 20 aprile alle ore 20.30 è andato in scena al Teatro San Marco di Trento lo spettacolo teatrale “Valjean” di Fulvio Crivello, Sandro Cuccuini e Fabrizio Rizzolo, liberamente ispirato al romanzo Les miserables di Victor Hugo. Lo spettacolo ha concluso una giornata dedicata alla riflessione su carcere e società, che era iniziata in mattinata con un convegno dal titolo “Quale carcere per l’attuale emergenza”, ospitato nella sede di Trento della Fondazione Bruno Kessler. La giornata è stata organizzata dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Trento. In occasione dei due eventi era disponibile il Catalogo della Mostra fotografica “VIA PILATI – sguardioltre” con immagini del Carcere di Via Pilati a Trento.

Amnesty International era presente nell’atrio del teatro per raccogliere firme su due azioni urgenti in tema con l’argomento della serata. Il primo caso riguarda una persona detenuta nelle carceri israeliane, al momento in sciopero della fame, a cui si chiede vengano garantite cure mediche urgenti oppure l’immediata liberazione. Il secondo caso riguarda una prigioniera di coscienza detenuta in Bahrein, di cui si chiede l’immediato rilascio.

Lo spettacolo, in forma di musical, nasce come progetto socio-culturale, e si pone come obiettivo la narrazione di una storia di redenzione, la lotta di un uomo che stoicamente combatte un destino avverso. Nella storia, Jean Valjean è un recluso condannato ai lavori forzati, che viene coinvolto in una rissa e, invece di evadere quando ne ha la possibilità, si ferma ad aiutare un secondino, salvandogli la vita. Questo suo eroico gesto gli vale la grazia e la conseguente scarcerazione, ma la sua vita è ormai segnata dalla terribile esperienza del carcere. Realizzato grazie alla collaborazione con I Provveditorati alle Carceri Italiane e il Ministero della Giustizia, lo spettacolo è stato rappresentato anche negli istituti penitenziari italiani, per mostrare ai detenuti quanto importante sia la determinazione in fase di riscatto personale. Dopo aver riscosso ampio consenso di critica ed entusiastiche recensioni nelle sue prime 32 repliche nel Nord Italia, lo spettacolo è stato vivamente apprezzato anche dal numeroso pubblico trentino.

I testi degli appelli sono disponibili qui:

Israele: detenuto in sciopero della fame in pericolo di vita
Bahrein: Zainab al-Khawaja condannata per “oltraggio a ufficiale”

Grazie Amnesty (7)

“Il lavoro di Amnesty International in Siria è importantissimo per la sua opera di documentazione e denuncia verso i crimini contro l’umanità. La mia testimonianza diretta risale al maggio 2011 quando Amnesty International intervenne per documentare in un dossier ciò che accadeva nel villaggio della mia famiglia, il paesino di Talkalakh. Sostenere il lavoro di Amnesty International è importante perché viene data voce a casi eclatanti che altrimenti rimarrebbero sconosciuti all’opinione pubblica soprattutto per il fatto che il governo siriano vieta l’ingresso nel paese sia di Amnesty International che della stampa”.

(Shady Hamadi, attivista italo-siriano per i diritti umani)

Buone notizie Aprile (1)

Prigionieri di coscienza

Repubblica popolare cinese – Il 30 marzo 2013 il monaco tibetano Jigme Gyatso, prigioniero di coscienza adottato da Amnesty International, è tornato in libertà. Era stato stato condannato a 15 anni per “separatismo” nel 1996. Nel 2004 la pena era stata aumentata di altri tre anni per aver gridato, in carcere, slogan in favore del ritorno del Dalai Lama.



Diritto internazionale

Nazioni Unite – Il 2 aprile 2013, con 154 voti a favore, tre contrari (Corea del Nord, Iran e Siria) e 23 astensioni, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato un Trattato sul commercio di armi che vieterà agli stati di trasferire armi convenzionali quando sapranno che, nei paesi destinatari, quelle armi saranno usate per compiere o facilitare genocidio, crimini contro l’umanità o crimini di guerra. Il trattato verrà aperto alla firma e alla ratifica il 3 giugno 2013 presso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ed entrerà in vigore subito dopo la 50ma ratifica.



Giustizia internazionale

Bosnia ed Erzegovina – Il 26 marzo 2013 il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia ha condannato a 22 anni di carcere Mico Stanisic, ex ministro dell’Interno della Republika Srpska e il suo vice, Stojan Zuplijanin, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi ai danni della popolazione civile non serba durante la guerra del 1992-95. I due imputati sono stati giudicati colpevoli di omicidio, tortura e trattamento crudele di prigionieri e di aver preso parte a una cospirazione criminale, insieme al leader serbo bosniaco Radovan Karadzic e al generale Ratko Mladic, avente per oviettivo l’istituzione di uno stato serbo puro dal punto di vista etnico.

Impunità



Bosnia ed Erzegovina – Il 29 marzo 2013 un tribunale di Sarajevo ha condannato a 45 anni di carcere l’ex ufficiale dell’esercito serbo bosniaco Veselin Vlahovic per i crimini contro l’umanità commessi nei quartieri di Grbavica, Vraca e Kovacici, controllati dai serbi, durante l’assedio e l’urbicidio della capitale, tra il 1992 e il 1995. Vlahovic è stato riconosciuto colpevole di 66 capi d’accusa, tra cui l’uccisione di 30 civili, lo stupro di decine di donne e il pestaggio e la rapina ai danni di decine di civili non serbi.

IL DALAI LAMA A TRENTO

Resoconto dell’incontro con il Dalai Lama

Giovedi’ 11 aprile 2013 alle 13.30, il Palasport di Trento è ricolmo di gente tutti in trepidante attesa dell’arrivo del Dalai Lama; attesa che ha dovuto pazientare le dichiarazioni di benvenuto, ma sopratutto di denuncia da parte del presidente Pacher per la nostra insufficienza nella lotta per i diritti dei più deboli e per l’indignazione contro le offese che il popolo tibetano ha dovuto così ingiustamente subire; e inoltre due video che presentavano, in pillole, la situazione tibetana e le precedenti visite di Sua Santità in Trentino. All’annuncio dell’ingresso sul palco del Dalai Lama tutta l’emozione si è scaricata in un applauso e in un standing ovation interminabile. L’invito alla compassione e la ricerca della felicità sono stati i due temi cardine di tutto il suo discorso; inviti, che sono tanti più carichi di significato in quanto fatti da una persona, un leader, una guida spirituale che vive l’esilio dal 1959. Il Dalai Lama non si è presentato da vittima, né per informarci sulla situazione che grava sulla sua gente, ma per dirci che dobbiamo abbandonare la nostra collera, la nostra rabbia, e che dobbiamo studiare e coltivare la nostra dimensione interiore. È venuto per dirci che siamo tutti uguali e che tutti hanno il diritto di essere felici. Le parole del Dalai Lama sono state parole d’amore e di profonda speranza per una nuova era dove sarà il dialogo a prevalere e non la legge del più forte. Un discorso pronunciato con un’unione di semplicità e saggezza che ci richiama alle nostre responsabilità per un futuro migliore, un futuro migliore per tutti. La responsabilità dei più grandi consiste nell’impegno di insegnare ai più piccoli i valori più importanti: abbondare l’effimero e la ricerca della bellezza esteriore a favore di quella interiore, mentre la responsabilità delle nuove generazioni consiste nel fare tesoro dei buoni insegnamenti per rendere questo mondo un posto migliore. Un incontro a cui assolutamente non si poteva mancare e che mi rimarrà sempre nel cuore.

La situazione tibetana in pillole

Il Tibet è una regione della Cina, a nord-est dell’Himalaya. Gran parte delle preoccupazioni di Amnesty International e di molti esponenti della comunità internazionale rispetto a questo paese riguarda il rispetto dei diritti umani fondamentali. Solo tra marzo e la fine dell’anno 2012, 12 tibetani si sono dati fuoco per protestare contro il governo cinese, in maggioranza nella regione tibetana dello Sichuan. Le autorità hanno risposto con detenzioni di massa, campagne di “rieducazione patriottica” e limitando le comunicazioni. Non c’è alcun segnale che le autorità cinesi intendano affrontare le cause di queste proteste o riconoscere le rimostranze della comunità tibetana.

(Fonti: Amnesty International:http://www.rapportoannuale.amnesty.it/sites/default/files/Cina_0.pdf e Freedom House: http://www.freedomhouse.org/report/freedom-world/2012/tibet)

Il Dalai Lama sul palco

Il Dalai Lama sul palco

Grazie Amnesty (6)

“Sono stato travolto da una valanga di lettere e cartoline, di messaggi di congratulazioni e di solidarietà. Sono veramente grato a tutte le persone che mi hanno scritto. In ogni lettera si può notare una specificità nazionale di chi l’ha inviata. Ma quello che tutte hanno in comune è l’empatia. Queste lettere non sono, poi, solo attestati di sostegno personale; esse esprimono una protesta contro le sistematiche violazioni dei diritti umani. Sono un messaggio chiaro e semplice per tutti i bielorussi!”

(Ales Bialitski, difensore dei diritti umani e presidente del Centro Viesna per i diritti umani della Bielorussia. Il 24 novembre 2011 è stato condannato a quattro anni e mezzo di carcere a causa del suo lavoro in difesa dei diritti umani)