Diritti dei rifugiati
Italia – L’11 agosto 2016, grazie alla tempestiva collaborazione offerta da Amnesty International Italia all’avvocato difensore, la corte d’appello di Milano ha disposto la scarcerazione di Mehdi Khosravi, blogger e attivista iraniano, rifugiato politico nel Regno Unito, che era stato arrestato il 6 agosto a Lecco a seguito di un mandato d’arresto internazionale emesso dalla giustizia iraniana.
Prigionieri di coscienza
Messico – Il 13 agosto 2016 è stato rilasciato Ildefonso Zamora Baldomero, prigioniero di coscienza di Amnesty International, difensore dei diritti umani e ambientalista della comunità nativa Tlahuica di San Juan Atzingo. Era stato arrestato nel novembre 2015 per la falsa accusa di aver preso parte a una rapina tre anni prima. Nel 2007 uno dei suoi figli era stato ucciso e un secondo era stato ferito in circostanze mai chiarite dalle autorità.
Conflitti
Siria – Ghina Ahmad Wadi, la bambina di 10 anni di Madaya che il 2 agosto era stata gravemente ferita da un cecchino a un posto di blocco governativo, è stata evacuata la notte tra il 13 e il 14 agosto 2016. Grazie alle pressioni internazionali scaturite dall’appello di una zia che vive nel Regno Unito, sostenuto anche da Amnesty International, Ghina potrà ricevere le cure mediche di cui ha urgente bisogno
Giustizia internazionale
Kossovo – L’8 agosto 2016 un tribunale composto da giudici locali e internazionali ha condannato Xhemshit Krasniqi, uno dei leader del gruppi paramilitari attivi alla fine degli anni Novanta, a otto anni di carcere per “arresto, detenzione illegale, tortura, violazione dell’integrità fisica e della salute” di un numero imprecisato di civili, nel 1999, all’interno dei campi gestiti in Albania e Kossovo dall’Esercito di liberazione del Kossovo.
Processi iniqui
Marocco / Sahara occidentale – Il 27 luglio 2016 le autorità giudiziarie marocchine hanno annunciato un nuovo processo civile nei confronti di 25 sahrawi, tra cui 21 prigionieri condannati nel 2013 a lunghe pene detentive in corte marziale. Il processo, viziato da prove esigue e da denunce di tortura nei confronti degli imputati, aveva riguardato episodi di violenza che sarebbero avvenuti nel 2010 nel corso dello sgombero, da parte delle autorità marocchine, dei manifestanti di Gdeim Izik, dove migliaia di sahrawi si erano accampati per chiedere diritti economici e sociali.