Buone notizie – Settembre 2016 (2)

Prigionieri di coscienza (1)

Egitto – L’11 agosto 2016 sono stati rilasciati su cauzione gli attivisti Taher Mokhtar, Hossameldine Hammad e Ahmed Mohamed Hassan. I tre uomini erano stati arrestati il 14 gennaio al Cairo, nelle rispettive abitazioni e accusati, senza alcuna prova, di possesso di materiale che istigava a cambiare la costituzione e a rovesciare il regime, incitamento alla protesta e partecipazione a proteste e atti di violenza. Taher Mokhtat fa parte del Sindacato dei medici egiziani e si occupa di diritto alla salute dei detenuti.

Prigionieri di coscienza (2)

Repubblica democratica del Congo – Fred Bauma, Yves Makwambala, Christopher Ngoyi e Jean Marie Kalonji, quattro attivisti per la democrazia, sono stati rilasciati il 26 agosto 2016. Rischiavano lunghe pene detentive e persino la pena di morte per accuse inventate di “complotto contro il capo dello stato”. Bauma e Makwambala sono esponenti di “Lucha” (Lotta per il cambiamento), Kalonji è il fondatore del movimento “La quarta voce” e Ngoyi è un osservatore elettorale indipendente. In favore di Durante la maratona di firme “Write for Rights” 2015, Amnesty International aveva raccolto oltre 170.000 adesioni all’appello per il rilascio di Bauma e Makwambala.

Impunità

Argentina – Al termine di un processo durato quattro anni, il 25 agosto 2016 il tribunale di Córdoba ha emesso 38 condanne – di cui 28 all’ergastolo – nei confronti di responsabili di gravi violazioni dei diritti umani iniziate nel 1975 sotto il governo di Isabel Martínez Perón e proseguite dopo il colpo di stato del 1976 in una serie di centri clandestini di detenzione della città. Tra i condannati all’ergastolo, l’ex generale Luciano Benjamin Menéndez è stato giudicato responsabile di 282 sparizioni forzate, 52 omicidi, 260 sequestri di persona e 656 torture.

Sparizioni forzate

Egitto – Il 1° settembre 2016 Islam Khalil, un ragazzo di 27 anni scomparso per 122 giorni e brutalmente torturato, è stato rimesso in libertà su cauzione. Era stato arrestato il 24 maggio 2015 ma le autorità avevano registrato ufficialmente il suo arresto alla data del 20 settembre. Nel corso del periodo di sparizione forzata, Khalil è stato tenuto bendato e ammanettato e sottoposto a efferate torture, tra cui le scariche elettriche sui genitali, affinché confessasse reato di terrorismo mai commessi.

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