Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (1)

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. La violenza nei confronti delle donne è una delle emergenze riguardanti i diritti umani in Italia, dove  la violenza domestica, così come lo stupro, non viene denunciata in oltre il 90 per cento dei casi. Negli ultimi 10 anni, il numero di omicidi commessi da uomini contro altri uomini nel nostro paese è diminuito, mentre è aumentato il numero di donne uccise, in quanto donne, per mano di un uomo: oltre 100 ogni anno. In circa la metà dei casi il colpevole è un partner o ex partner e solo in circostanze rare si tratta di una persona sconosciuta alla donna.

Fermare il femminicidio e la violenza contro le donne è una delle richieste contenute nell’Agenda in 10 punti per i diritti umani che Amnesty International Italia ha presentato nell’ambito della campagna “Ricordati che devi rispondere”, nel corso dell’ultima campagna elettorale. Tale richiesta è stata sottoscritta da tutti i leader delle formazioni che compongono l’attuale governo e da 117 parlamentari.

Anche a livello internazionale la violenza contro le donne è molto diffusa. In occasione del 25 novembre 2013 Amnesty lancia sul suo sito 3 appelli che riguardano:
– il campo di Zaatari, in Giordania, dove ogni mese si verificano casi di violenza sessuale ai danni delle rifugiate siriane;
– la violenza sessuale contro le donne in Egitto, soprattutto coloro che prendono parte alle manifestazioni;
– il caso di Miriam López, torturata e violentata nel 2011 in Messico da un gruppo di soldati, un crimine per il quale nessuno è stato ancora condannato.

Floriano Zini

 

Buone notizie – Novembre (3)

Tortura

Turchia – L’11 novembre 2013 la Suprema corte d’appello ha confermato le condanne di 11 pubblici ufficiali per la morte di Engin Ceber, un attivista politico, avvenuta nel 2008 nel carcere di Metris, a Istanbul.  il direttore del carcere e due guardie penitenziarie sono stati condannati all’ergastolo per aver causato la morte di  Ceber tramite tortura. Altri nove funzionari hanno ricevuto pene da cinque mesi a 12 anni e mezzo. 

Prigionieri di coscienza

Messico – Il 18 ottobre 2013 Adela Gómez Martínez, insegnante e attivista sociale dello stato del Chiapas, è stata rilasciata dopo 64 giorni di detenzione. Era stata arrestata il 15 agosto e accusata di sommossa ed estorsione, probabilmente a causa del suo impegno all’interno dell’Organizzazione nazionale del potere popolare. Amnesty International aveva lanciato un appello in suo favore.

Pena di morte

Singapore – Il 14 novembre 2013, probabilmente per la prima volta nella storia del paese, un condannato a morte per reati di droga ha ottenuto la commutazione della sentenza in ergastolo.

Tutti nello stesso piatto – terza settimana

Durante  la terza settimana di festival, il gruppo Amnesty di Trento sarà presente alle proiezioni dei seguenti film:

 

Mercoledì 20 novembre, ore 19.30, Cinema Astra : “Solar Mamas” (2012, Giordania – India), regia di Jehane Noujaim e Mona Eldaief.

“È vero che le donne sono più brave degli uomini quando si tratta di uscire dalla povertà? Rafea è la seconda moglie di un beduino e vive con le sue quattro figlie in uno dei villaggi più poveri nel deserto della Giordania, sul confine con l’Iraq. viene selezionata per frequentare il barefoot College in India, che offre alle donne analfabete di mezz’età e provenienti da comunità povere di tutto il mondo la possibilità di seguire un corso di sei mesi per diventare ingegneri solari, senza bisogno di saper leggere, scrivere o capire l’inglese. Se rafea avrà successo, sarà in grado di elettrificare il suo villaggio, preparare nuovi ingegneri, e mantenere le sue figlie. troverà l’appoggio necessario, una volta tornata al villaggio? Sarà in grado di coinvolgere altre donne e a spronarle a cambiare la loro vita? e soprattutto, sarà capace di andare oltre il pensiero tradizionale della comunità beduina che la ostacola?”

 

Giovedì 21 novembre, ore 20.15, Centro Polifunzionale dell’Opera Universitaria: “Raising Resistance” (2011, Paraguay), regia di Bettina Borgfeld e David Bernet.

“Il suolo del Paraguay è perfetto per la coltivazione della soia. Negli ultimi anni, innumerevoli acri di foresta sono stati abbattuti per far spazio a questo seme ricco di proteine. La terra di Geronimo, contadino, è oggi totalmente circondata da piantagioni di soia, generosamente trattate con i pesticidi, veleni ai quali solo le piante geneticamente modificate riescono a resistere. Purtroppo, i pesticidi si diffondono anche al di là delle recinzioni dei campi di soia, sicché non solo la terra a disposizione dei campesinos è sempre più scarsa, ma diventa anche impossibile coltivarvi delle coltivazioni sane e non contaminate. In Raising Resistance, Bettina Borgfeld e David Bernet riprendono i campesinos e la loro rivolta contro l’enorme business della soia in Paraguay. Guidati da Geronimo e dalla sua solarità, occupano un pezzo di terra, cercano di sabotare i getti dei pesticidi e fanno sentire la loro voce sui media. I registi danno la parola anche ai grandi latifondisti. ”

 

Venerdì 22 novembre, ore 18.45, Centro Polifunzionale dell’Opera Universitaria: ” Bitter Seeds / Semi Amari” (2011, India), regia di Micha X. Peled.

“Secondo diverse ricerche, ogni mezz’ora un agricoltore indiano, non essendo più in grado di mantenere la propria famiglia, si toglie la vita in preda alla disperazione. toccherà anche a Ramkrishna? Coltivatore di cotone nell’epicentro della regione colpita da questa crisi di suicidi, sta lottando per tenersi stretta la propria terra. Parallelamente Manjusha, la figlia dei vicini, è decisa a scavalcare le tradizioni del paese per diventare una giornalista e la situazione drammatica di Ramkrishna rappresenta l’occasione per un suo primo incarico. Attraverso una narrazione avvincente, incentrata sulle vite dei protagonisti, il film solleva la questione essenziale dei costi umani derivanti dall’agricoltura OGM. Preceduto dai pluripremiati Store Wars e China Blue, Bitter Seeds è l’ultimo film della trilogia Globalization, di Micha Peled.”

 

Commento su “El Gigante”

Giovedì 7 novembre al Centro Polifunzionale dell’Opera Universitaria, all’interno del festival “Tutti nello stesso piatto”, è stato proiettato “El Gigante”, un documentario di Bruno Federico. Siamo in Colombia e le multinazionali Enel/Endesa e Impregilo hanno deciso di costruire una centrale idroelettrica, che potrà diventare il simbolo e l’acceleratore del progresso economico del paese. La classe dirigente parla di un grande progetto che porterà prosperità e benessere. Ma pochi sanno, e questo documentario fortunamente lo mostra al pubblico, che la diga chiamata “El Quimbo” costringerà gli abitanti della valle del fiume Magdalena ad abbandonare le proprie case. Sommergerà case, flora, fauna, colpirà duramente la gente, le loro abitudini e le loro professioni. Lavori tanto amati e di estrema necessità, per persone che vivono in povertà e che hanno solo la loro terra da coltivare o il pesce da pescare. Il film racconta come questi abitanti coraggiosi non siano disposti ad accettare le false promesse della classe dirigente “alleata” con le multinazionali per proteggere i propri interessi. Non accettano questa situazione di completo disastro e non accettano di perdere tutto ciò che da senso alle loro vite: vanno in piazza, manifestano, si scontrano con le forze dell’ordine. La contrapposizione tra gli interessi economici dei potenti e la vita dei poveri contadini e pescatori: questo cerca di mostrare “El Gigante”, un documentario che esprime fin dove l’essere umano può spingersi per soddisfare i propri interessi, il grande benessere frutto del consumismo e di una società sempre più materialista.

Elena Franchini

 

Tutti nello stesso piatto – seconda settimana

Nel corso della seconda settimana del festival “Tutti nello stesso piatto”, il gruppo Amnesty di Trento sarà presente alla proiezione di “Even a bird needs a nest” (2012), diretto da Christine Chansou e Vincent Trintignant – Corneau. La proiezione si  svolgerà venerdì 15 novembre alle ore 20.45 al Centro Polifunzionale dell’Opera Universitaria. Il paese protagonista è la Cambogia. Ecco un breve riassunto della storia.

Dopo la caduta del regime comunista di Pol Pot, Hun Sen, tuttora premier, fu fonte di speranza per molti cambogiani. Tuttavia, le loro aspettative sono state deluse dai progetti dell’imprenditoria edilizia,che sta minacciando le abitazioni nella capitale Phnom Penh e le piantagioni di riso nelle campagne, portando alla disperazione i proprietari. È difficile far valere la giustizia in questo quadro kafkiano, dove la violenza sui cittadini non manca. A Phnom Penh, nel quartiere di Boeung Kak, molte famiglie sono già state sfrattate. Qui, un gruppo di donne sta lottando coraggiosamente contro il governo nella speranza di conservare le proprie case.

Si tratta di un documentario intenso sullo squilibrio di potere esistente in un paese post-comunista e in via di sviluppo. I registi riportano tutti gli aspetti della vicenda mantenendo uno sguardo ravvicinato sulla lotta condotta dai residenti di Boeung Kak, ma consentendo allo stesso tempo al premier e all’opposizione di dire la loro.

 

Buone notizie – Novembre (2)

Impunità

Cile – Il 31 ottobre 2013 la Corte interamericana dei diritti umani ha stabilito che Leopoldo García, sopravvissuto alla tortura in Cile negli anni Settanta, debba essere risarcito dallo stato cileno, che inoltre dovrà avviare celermente un’indagine per assicurare i responsabili delle sue torture alla giustizia. Si tratta della prima causa vinta da una persona che subì violazioni dei diritti umani sotto il regime di Pinochet.

Tortura

Bangladesh – Il 24 ottobre 2013 il parlamento ha approvato la legge che introduce il reato di tortura e di decesso in custodia di polizia.

 

COLOMBIA: Attivisti indigeni ancora minacciati

Continuano in Colombia le violazioni di diritti fondamentali che coinvolgono le popolazioni indigene. Nel corso del lungo conflitto armato che da anni insanguina il paese, infatti, le parti contrapposte si sono dimostrate riottose al rispetto del diritto della popolazione civile a non essere coinvolta e si sono per contro rese responsabili di gravi abusi dei diritti umani e di violazioni del diritto internazionale umanitario. Amnesty International ha quindi ripetutamente richiamato le due fazioni antagoniste – gruppi della guerriglia e forze di sicurezza – a porre fine in maniera immediata ed incondizionata ad abusi e violazioni, che hanno incluso minacce ed uccisioni.

A partire dal 12 ottobre migliaia di membri di tali comunità hanno manifestato per chiedere il rispetto dei loro diritti, che ritengono minacciati dalle industrie minerarie e petrolifere e da altri interessi economici che gravitano sulle loro terre. Il governo e funzionari governativi hanno però insinuato che tali manifestazioni erano state organizzate dalle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) o che erano state dalle medesime infiltrate. Si ricorda che, in passato, tali accuse sono state frequentemente seguite da minacce di morte o da uccisioni eseguite dalle forze paramilitari, che a volte operano in collusione con le forze di sicurezza.

Molti dimostranti indigeni sono stati feriti in diverse parti del paese in situazioni tali da ipotizzare un uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza. Il 19 ottobre il Consiglio regionale indigeno del Cauca, CRIC, e l’Associazione dei consigli indigeni del Norte del Cauca, ACIN, hanno riferito che nell’area di La Augustina, nella municipalità di Santander del Quilichao, dipartimento del Cauca, durante il corso di dimostrazioni, 15 persone, inclusi alcuni minori, erano rimaste ferite dalle forze di sicurezza a colpi di arma da fuoco.

Qualche giorno prima, il 16 ottobre, dimostranti indigeni hanno occupato parte della strada che conduce alla municipalità di Buenaventura, dipartimento di Valle del Cauca, ma unità della polizia anti-sommossa, ESMAD, si sono attivate per sgomberare la via. Secondo le informazioni ricevute, le forze di sicurezza avrebbero lanciato dei candelotti lacrimogeni riempiti di shrapnel direttamente verso i dimostranti, anche se inermi e già colpiti. Sessanta dimostranti sono stati feriti, sedici dei quali in maniera grave. Le forze di sicurezza, inoltre, avrebbero anche impedito per diverse ore il trasferimento dei dimostranti feriti presso i centri medici delle municipalità di  Buenaventura  e di Dagua. Secondo quanto riportato dai media, le forze di sicurezza hanno affermato che i dimostranti lanciavano pietre nella loro direzione mentre stavano tentando di liberare la strada, ma Amnesty International non è in grado di confermare questa notizia. Se è pacifico, allora, che le forze di sicurezza hanno il dovere di garantire l‘incolumità dei loro colleghi, è altrettanto chiaro però che questo non dovrebbe essere usato come una scusa per ignorare gli standard internazionali sull’uso della forza da parte delle forze di sicurezza.

Amnesty International, preso atto della grave situazione, ha emesso un’azione urgente con la quale si invitano gli organi competenti ad attivare investigazioni esaustive ed imparziali in ordine alle minacce subite dagli attivisti indigeni, per i quali si chiede sia garantita sicurezza, ed alle lesioni subite dai partecipanti alle manifestazioni di ottobre, al fine di verificare se vi sia stato un uso eccessivo della forza da parte delle autorità preposte.

L’azione urgente è del 21 ottobre 2013, scade il 2 dicembre prossimo ed è reperibile qui.

 

Francesco Bridi

Referente del gruppo Amnesty 150 di Trento per il Coordinamento America Latina