Pride – Venezia 2014

PrideVenezia-2014“Nessun pesce fuor d’acqua”: questo è stato lo slogan che ci ha uniti ieri a Venezia per il Pride 2014. Eravamo in tanti – 3000 secondo i quotidiani – a sfilare sotto il sole e a infilarci tra i vicoli e le calli veneziane, ieri, 28 giugno. Tante le bandiere degli studenti, famiglie arcobaleno, gruppi di Arci gay e Arci lesbica, atei e agnostici, giovani e anziani, gente colorata e in festa. Anche noi di Amnesty International del Trentino e del Veneto eravamo là con i nostri striscioni e a far tavolino. Anche quest’anno la  presenza di Amnesty al Pride a Venezia e in tante altre città italiane ha voluto essere testimonianza concreta di solidarietà alle persone LGBTIQ e riconferma di un impegno al loro fianco per la conquista e il rispetto dei diritti umani di tutte e di tutti, affinché nessuno si senta un “pesce fuor d’acqua”.

 

Italia, da un quarto di secolo aspettiamo l’introduzione del reato di tortura

Per Trento, il 26 giugno è un giorno di festa, ma è un momento da ricordare anche a livello internazionale. Questa è la Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura.

Negata oltre ogni evidenza, ufficialmente vietata dalle leggi della maggior parte dei paesi, spesso persino dalle costituzioni, secondo Amnesty International la tortura è ancora praticata in oltre 140 paesi del mondo per mano delle autorità statali.

Da 25 anni, ogni 26 giugno, Amnesty International chiede alle istituzioni italiane di dare seguito agli impegni assunti dall’Italia nel 1989 con la ratifica della Convenzione Onu contro la tortura, e di introdurre il relativo reato nel codice penale.

Secondo la Convenzione Onu contro la tortura:

“Il termine «tortura» designa qualsiasi atto con il quale sono inflitti a una persona dolore o sofferenze acute, fisiche o psichiche, segnatamente al fine di ottenere […] informazioni o confessioni, di punirla per un atto che […] ha commesso o è sospettata di aver commesso, […] qualora tale dolore o tali sofferenze siano inflitti da un funzionario pubblico o da qualsiasi altra persona che agisca a titolo ufficiale […]”.

Possiamo pensare che la tortura sia una pratica che riguarda paesi lontani. In realtà riguarda anche noi.

Federico Aldrovandi, Aldo Blanzino, Giuseppe Uva, Emmanuel Bonsu, Stefano Cucchi. Questi sono i nomi di alcune delle vittime della tortura in Italia. Federico aveva 18 anni quando è morto nel 2005, Aldo, il più anziano, ne aveva 44 e la famiglia di Stefano di 31 anni, ne piange la scomparsa da oltre quattro anni.

L’assenza del reato nel codice penale sminuisce le responsabilità penali dei colpevoli di queste morti e spesso produce la prescrizione del reato.

Forse il più chiaro esempio è la vicenda di Federico: morto nel 2005, nel 2013 i quattro poliziotti responsabili del decesso sono stati condannati a 42 mesi di reclusione, dei quali 36 scontati per indulto, per “eccesso colposo in nell’uso legittimo delle armi”. Dal gennaio 2014, tre degli assassini di Federico sono tornati in servizio, destinati a servizi amministrativi. Se la condanna fosse stata di “tortura”, forse la loro sorte sarebbe stata diversa.

Federico Aldrovandi, Aldo Blanzino, Giuseppe Uva, Emmanuel Bonsu, Stefano Cucchi. Noi ripetiamo ad alta voce questi nomi perché non vengano dimenticati, perché ci ricordino quanta strada debba ancora essere percorsa per poter dire di vivere nel nostro paese nel pieno rispetto dei diritti umani. Perché non ci siano più assassinii o sofferenze impartite da coloro che avrebbero dovuto tutelare quelle stesse vite.

Federico Aldrovandi, Aldo Blanzino, Giuseppe Uva, Emmanuel Bonsu, Stefano Cucchi. Perché a loro e a molte altre vittime della tortura, in Italia e nel mondo, è dedicato questo 26 giugno.

 

Sofia Lanzinger

 

Buone notizie – Giugno 2014 (4)

Difensori dei diritti umani

Bielorussia – Il 21 giugno 2014, a seguito di un provvedimento di amnistia da lui non sollecitato, Ales Bialiatski è stato scarcerato dopo aver trascorso quasi tre anni dei quattro e mezzo cui era stato condannato nel novembre 2011. Bialiatski, fondatore del centro per i diritti umani Viasna, era stato adottato da Amnesty International come prigioniero di coscienza e il suo caso era stato rilanciato durante la maratona di firme Write for rights del 2012.

Diritti economici, sociali e culturali

Nigeria – Il 10 giugno 2014 la Corte di giustizia della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale ha dato ragione a 10 abitanti dell’insediamento informale di Bundu Ama, a Port Harcourt, da cui decine di migliaia di abitanti sono stati vittime di sgombero forzato negli ultimi cinque anni. La Corte ha stabilito che, il 12 ottobre 2009, le forze di sicurezza aprirono indiscriminatamente e senza alcuna ragione il fuoco contro una manifestazione pacifica, causando almeno un morto e 12 feriti. Il governo nigeriano, secondo la Corte, è venuto meno all’obbligo di proteggere e rispettare il diritto di manifestazione pacifica. La Corte ha infine stabilito un risarcimento danni  di 11 milioni di naira (poco meno di 52.000 euro).

 

Buone notizie – Giugno 2014 (3)

Impunità

Guatemala – Il 6 giugno 2014 un tribunale della Svizzera ha condannato all’ergastolo l’ex direttore della polizia nazionale guatemalteca, Erwin Sperisen, per aver preso parte all’uccisione di sei detenuti e averne ucciso un settimo, durante un raid della polizia nella prigione di El Pavon, nel 2006. Dopo aver lasciato l’incarico, nel 2007, Sperisen aveva profittato della sua doppia cittadinanza per riparare in Svizzera, dove però era stata aperta un’inchiesta nei suoi confronti.

Diritti economici, sociali e culturali

Paraguay – L’11 giugno 2014 il presidente Horacio Carter ha firmato la legge approvata dal parlamento a maggio grazie alla quale lo stato potrà espropriare più di 14.000 ettari di terre e restituirle alla comunità nativa Sawhoyamaxa. Oltre 160 famiglie, accompagnate dalla solidarietà e dalle campagne di Amnesty International e di altre organizzazioni per i diritti dei popoli nativi, avevano intrapreso più di 20 anni prima una lotta per il ritorno alle terre ancestrali della regione di Chaco.

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate

Danimarca – L’11 giugno 2014 il parlamento ha approvato una legge che rimuove una serie di ostacoli al riconoscimento del cambio di sesso all’anagrafe. La Danimarca è il primo paese europeo dove non saranno più necessari esami psicologici e diagnosi di “disordini dell’identità di genere” prima che una persona possa ottenere all’anagrafe il riconoscimento del genere in cui si riconosce.

 

“Rwanda. Dio è qui”

6 aprile 1994. Il presidente del Ruanda viene ucciso assieme alle sue quattro guardie del corpo ed è in quel momento che ha inizio uno dei genocidi più tremendi della storia. Responsabili e vittime del genocidio sono due etnie uguali in cultura e lingua, ma differenti nel nome: Hutu e Tutsi. La guerra civile durò circa 100 giorni, alla fine dei quali si contarono tra 800.000 e un milione di morti. Si dice che di fronte a tanto odio, anche Dio abbia distolto lo sguardo. Lo spettacolo “Rwanda, Dio è qui”, invece, ci mostra il contrario. Gli attori Marco Cortesi e Mara Moschini hanno portato in scena due storie vere, parallele e incrociate, tragiche e che allo stesso tempo invitano alla speranza, storie che, in mezzo a tanto orrore, danno spazio a una grande umanità.
Lo spettacolo, patrocinato da Amnesty International, è stato messo in scena per la prima volta il 6 aprile 2014, ventesimo anniversario dello scoppio della guerra civile in Rwanda, e ha riscosso rapidamente un grande successo.

Il gruppo di Trento di Amnesty International è stato presente allo spettacolo del 15 giugno a Rovereto, organizzato dall’associazione “Progetto Colomba onlus” insieme al “Comitato delle associazioni per la pace e i diritti umani di Rovereto” e “Operazione Colomba – corpo nonviolento di pace”, con il sostegno della “rete delle associazioni che lavorano con l’Africa” e con il patrocinio del Comune di Rovereto. Lo spettacolo si è svolto in una Sala Filarmonica piena, con un pubblico  che si è lasciato coinvolgere dalla tensione della narrazione e che si è mostrato sensibile anche agli appelli che abbiamo proposto di firmare.
Se volete firmarli anche voi, potete farlo ai seguenti link:

 

 Sofia Lanzinger

 

Lo zucchero amaro delle Filippine: due omicidi in due mesi e mezzo

Segnaliamo l’articolo comparso la settimana scorsa sul blog del Corriere della sera “Le persone e la dignità”.

Lo zucchero amaro delle Filippine: due omicidi in due mesi e mezzo

Si parla dell’assassinio di Dionisio Garete e Romeo Robles Capalla, due persone attive nel commercio equo e solidale di canna da zucchero e di banana chips e partner delle botteghe Altromercato.

Si stima che negli ultimi quattro anni oltre 180 persone impegnate nella difesa e nella promozione dei diritti umani e attive nelle reti della società civile filippina siano state assassinate. Nella maggior parte dei casi, mandanti ed esecutori rimangono sconosciuti anche se vi sono forti sospetti sulla presenza all’interno dell’esercito di una squadra della morte incaricata di eliminare persone scomode. L’atteggiamento delle autorità delle Filippine volto a garantire l’impunità alle forze di polizia e all’esercito rischia di lasciare avvolti nel mistero anche questi ultimi due omicidi e, purtroppo, di favorirne ancora altri.

 

15 giugno 2014: “Rwanda – Dio è qui” a Rovereto

L’associazione “Progetto Colomba onlus” insieme al “Comitato delle associazioni per la pace e i diritti umani di Rovereto”, “Operazione Colomba – corpo nonviolento di pace” con il sostegno della “rete delle associazioni che lavorano con l’Africa” e con il patrocinio del Comune di Rovereto organizzano e invitano allo spettacolo “Rwanda – Dio è qui” (di e con Marco Cortesi e Mara Moschini) previsto per domenica 15 giugno 2014 alle ore 20.45 presso la sala Filarmonica (c.so Rosmini 86) a Rovereto (Ingresso libero).
Lo spettacolo è patrocinato dalla sezione italiana di Amnesty International.
Il gruppo Amnesty di Trento sarà presente con un tavolino di raccolta firme.
Per informazioni: tel. 3202340152 / progettocolomba@gmail.com
Sito web ufficiale di MC e maggiori info sullo spettacolo: http://www.marco-cortesi.com/rwanda-dio-e-qui-spettacolo/
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1429664840639459/?fref=ts
Comunicato stampa relativo all’evento: clicca qui.

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