13 settembre 2014: Amnesty International a ManifestaGiovane a Rovereto

Sabato 13 settembre 2014 il gruppo di Trento di Amnesty International parteciperà a ManifestaGiovane, l’evento organizzato dall’associazione Ubalda Bettini Girella che si svolgerà nel centro storico di Rovereto (Cortile Urbano di Rovereto – ex scuola Damiano Chiesa, in via Roma e in piazza delle Foibe).
Il gruppo raccoglierà firme sulla situazione dei civili in Iraq e sulla scomparsa del direttore di un giornale ucraino, rapito nell’Est dell’Ucraina.

 

Buone notizie – Settembre 2014 (2)

Pena di morte

Stati Uniti d’America – Henry McCollum, il detenuto dal maggior numero di anni trascorsi nel braccio della morte della Carolina del Nord, 30, è stato giudicato innocente a seguito di nuovi test sul Dna e rilasciato il 2 settembre 2014. McCollum era stato arrestato nel 1983, all’età di 19 anni, e condannato a morte l’anno dopo per l’omicidio di una bambina di 11 anni.

Impunità

Cile – Il 14 agosto 2014 la Corte suprema ha avocato alla giustizia ordinaria civile le indagini sulla morte di Jorge Aravena Navarrete, deceduto il 17 febbraio dopo essere stato trattenuto per oltre otto ore – a quanto pare, per non aver pagato il conto di un ristorante –  in un furgone della polizia militare nella città di Rancagua, con ventilazione insufficiente e mancanza progressiva di ossigeno.

Campagna “Stop alla tortura”

Filippine – Il 12 agosto 2014 il generale in pensione Jovito Palparan (noto come “il boia” o “il macellaio”) è stato arrestato nella capitale Manila con l’accusa di aver sequestrato e detenuto illegalmente alcuni studenti universitari nel 2006. Durante la sua carriera, il generale Palparan ha diretto l’esercito nella regione di Luzon centrale. Sotto il suo comando numerosi attivisti e presunti membri del Partito comunista furono vittime di sparizioni, torture ed esecuzioni extragiudiziali.

 

Domenica 14 settembre: due appuntamenti allo SmartLab di Rovereto

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Amnesty International Gruppo di Trento, in collaborazione con SMARTLab, propone due eventi in occasione del centenario della prima guerra mondiale. Gli eventi si terranno domenica 14 settembre 2014 allo  SMARTLab, viale Trento 47/49, Rovereto.

Ore 17: Le guerre del XXI secolo, una tragedia per i diritti umani

Un incontro e un confronto con il pubblico per riflettere sulle guerre dei giorni nostri e sulle pesanti violazioni dei diritti umani che avvengono a causa di queste guerre. Il primo intervento sarà a cura di Raffaele Crocco, giornalista Rai, tra i fondatori di Peacereporter, e ideatore dell’ “Atlante delle guerre e dei bambinisoldatoconflitti del mondo”, che ci racconterà lo stato delle guerre sul nostro pianeta e le motivazioni che le scatenano e le alimentano. Seguirà la testimonianza di John Baptist Onama (biografia, intervista), ex “bambino-soldato” reclutato a forza durante il conflitto scoppiato in Uganda nel 1980  e ora docente presso l’Università di Padova, e l’Istituto Universitario Salesiano di Venezia nel campo della mediazione culturale e dello sviluppo umano sostenibile. All’incontro saranno presenti gli attivisti del gruppo Amnesty di Trento, che presenteranno casi concreti di violazioni dei diritti umani che avvengono in caso di guerra, in particolare contro la popolazione civile, e illustreranno le azioni che Amnesty sta facendo per contrastarle.

Ore 20.30: Terra di nessuno

Tratto dall’omonimo libro di Eraldo Baldini. Una produzione T.I.M. – Teatro Instabile di Meano.

terradinessuno“Dalla terra di nessuno non si esce, si può solo girarci dentro, fino a sparire”

2014: 100 anni dallo scoppio della 1a Guerra Mondiale ed il T.I.M. – Teatro Instabile di Meano, si ripresenta con un tema a lui caro fin dagli esordi: quello della guerra, della sua assurdità e dei truci risvolti che essa lascia nell’animo umano. Volendo ricordare culturalmente questo anniversario, si è cercato comunque di farlo alla maniera T.I.M., andando a cercare una storia che parlasse di guerra attraverso le persone e segnatamente che parlasse della Grande Guerra, sottolineando la fragilità psicologica che essa determinò su quel brulicare di uomini, piccoli puntini neri dentro chilometri di trincee. Maggiori informazioni sullo spettacolo sul sito T.I.M.

L’ingresso è libero ad entrambi gli eventi, vi aspettiamo numerosi!

Possibilità di cenare tra l’incontro e lo spettacolo teatrale. Preferible prenotazione contattando SMARTLab, tel: 333 4775319, email: info@smart–lab.org

 

Amnesty International è un’organizzazione non governativa indipendente fondata nel 1961. Nel 1977 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace. Conta due milioni e ottocentomila sostenitori in più di 150 paesi. In Italia i soci sono oltre 70 mila, di cui circa 800 in Trentino. Amnesty lavora per la difesa dei diritti umani lanciando campagne su paesi o su temi, realizzando progetti educativi per promuovere l’adesione ai valori della Dichiarazione universale dei diritti umani e organizzando eventi per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Amnesty International, gruppo di Trento
viale dei Tigli 4 – 38123 Trento
telefono: 389 9896266 – email: gr150@amnesty.it – web: www.amnestytrento.it
blog: www.amnestytrento.it/blog – facebook: www.facebook.com/amnestytrento
twitter: @AmnestyTrento

Buone notizie – Settembre 2014 (1)

Prigionieri di coscienza

India – Il 19 agosto 2014 il tribunale di Manipur ha disposto il rilascio di Irom Sharmila, prigioniera di coscienza adottata da Amnesty International. A partire dal novembre 2000, Irom Sharmila ha intrapreso scioperi della fame per chiedere l’annullamento della Legge sui poteri speciali delle forze armate, in vigore nel nord-est del paese e nello stato di Jammu e Kashmir,  fonte di gravi violazioni dei diritti umani da parte dell’esercito. A causa di questa protesta pacifica, le autorità giudiziarie indiane l’hanno ripetutamente arrestata e incriminata per tentato suicidio, un reato punibile con un anno di carcere.

Campagna “Stop alla tortura”

Malaysia – L’8 agosto 2014 la Corte d’appello ha giudicato l’ispettore generale di polizia Khalid Abu Bakar e due altri agenti responsabili sul piano civile della morte di A. Kugan, un uomo deceduto in una stazione di polizia il 20 gennaio 2009 dopo avervi trascorso cinque giorni per l’accusa di un furto di bicicletta. Dopo numerosi tentativi di insabbiamento del caso, una seconda autopsia aveva rivelato 45 lesioni esterne sul corpo di Kugan e attribuito il suo decesso ai colpi subiti ai reni. Amnesty International ha chiesto un’indagine che accerti le responsabilità della morte di Kugan anche sul piano penale.

Scomparsi

Argentina – Il 22 agosto 2014 è stata ritrovata la 115esima nipote scomparsa e illegalmente adottata durante la dittatura militare degli anni Settanta e Ottanta. Si tratta di Ana Libertad Baratti de la Cuadra, figlia di Hector Carlos Baratti (ucciso) e di Elena de la Cuadra (tuttora desaparecida). Ala Libertad è la  nipote di Alicia Zubasnabar de la Cuadra, una delle fondatrici delle Nonne di Plaza de Mayo, deceduta nel 2008.

 

Buone notizie – Agosto 2014 (4)

Prigionieri di coscienza

Sudan – L’11 luglio 2014 i tre attivisti studenteschi Mohamed Salah Mohamed Abdelrahman, Moamar Musa Mohamed e Taj Alsir Jaafar  sono stati rimessi in libertà senza alcuna incriminazione. Erano stati arrestati il 12 maggio dai servizi di sicurezza nei pressi dell’Università di Khartoum, dove da settimane erano in corso manifestazioni per protestare contro l’uccisione di uno studente da parte delle forze di sicurezza, l’11 marzo.

Pena di morte

Repubblica popolare cinese – Il 22 agosto 2014 una corte d’appello del Fujan ha annullato per insufficienza di prove la condanna a morte inflitta sei anni prima a Nian Bin, che nel 2008 era stato giudicato colpevole di aver avvelenato con un topicida sei persone, due delle quali poi decedute. In ciascuno dei tre appelli presentati ai tribunali cinesi, Nian Bin aveva denunciato di essere stato costretto a confessare sotto tortura.

 

A pesca di prove del genocidio in Guatemala

Supponiamo di voler contare le trote che popolano un lago di montagna. Sicuramente non possiamo pescarle e rigettarle in acqua una a una: ci vorrebbe troppo tempo e non saremmo mai certi di averle pescate tutte. Abbiamo però a disposizione un metodo semplice, che consiste innanzitutto nel catturare un certo numero di trote, marcarle in modo indelebile, e ributtarle quindi nel lago. A distanza di qualche giorno (dando così tempo alle trote marcate di mischiarsi con le altre) ne catturiamo un altro gruppo e contiamo quante di esse sono marcate. La percentuale di trote marcate nel secondo gruppo corrisponderà all’incirca alla frazione di trote marcate nell’intero lago e il numero complessivo di trote potrà essere calcolato con una semplice proporzione. Facciamo un esempio: catturiamo 100 trote, le marchiamo, e le rimettiamo in acqua. Aspettiamo qualche giorno e catturiamo altre 100 trote. Di queste, supponiamo che 10 siamo marcate, quindi il 10%. Il numero di trote nel lago può adesso essere stimato: sono circa 1000. Infatti, le prime 100 trote catturate rappresentano all’incirca il 10% del totale delle trote. Questo metodo di calcolo, messo a punto da Petersen nel 1896, si chiama metodo di cattura-marcatura-ricattura, ed è utilizzato per censire popolazioni di animali, sia in ambiente terrestre che in ambiente acquatico. In generale, più ricatture si fanno, più precisa è la stima del numero complessivo di animali.

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Lago di Tovel, Trentino. Foto di Markus Mark – Opera propria. Con licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 tramite Wikimedia Commons.

Come ci spiega Giovanni Sabato nel capitolo 4 del suo ottimo “Come provarlo?” (primo libro in Italia ad affrontare in modo sistematico il legame tra scienza e diritti umani) il metodo di cattura-marcatura-ricattura ha trovato un impiego singolare: è stato utilizzato con successo da Patrick Ball e il suo team di statistici per indagare sulle violazioni dei diritti umani avvenute durante la guerra civile in Guatemala. Le motivazioni di questa guerra vanno ricercate nelle riforme messe in atto da Jacopo Arbenz durante il cosiddetto decennio democratico” (1945-1954), che avevano profondamente irritato i latifondisti del paese e le industrie alimentari del nord America, con cui essi facevano affari. La deposizione violenta di Arbenz nel 1956 portò alla cancellazione delle riforme, fatto che provocò intense proteste sociali culminate con la rivolta armata del 1960, guidata da militari rimasti fedeli ad Arbenz. Seguirono 36 anni di feroce guerra civile, in cui l’esercito regolare e le formazioni paramilitari (più o meno palesemente sostenute da consulenti nord americani) si contrapposero ai guerriglieri, fino agli accordi di pace del 1996[1].

Alla fine della guerra civile non si sapeva esattamente quante fossero state le vittime, né c’era certezza su chi avesse commesso queste uccisioni. Per stabilire la verità storica e perseguire le violazioni dei diritti umani perpetrate, la Comisión para el Esclaracimiento Histórico (una commissione di verità sotto l’egida ONU) incaricò gli statistici di Ball di effettuare delle indagini. Gli scienziati avevano a disposizione tre basi di dati indipendenti, relative agli anni tra il 1978 e il 1996, ciascuna contenente denunce di uccisioni. Per fare una stima accurata del numero totale di vittime, i ricercatori dovevano affrontare due problemi. Da una parte c’era una sovrapposizione tra i tre database; molte morti, cioè, erano registrate in due o addirittura in tre basi di dati, e bisognava evitare di contarle più volte. Dall’altra parte, le denunce riguardavano solo una parte delle uccisioni, e occorreva quindi stimare quante morti non erano state registrate. Con un accurato confronto fra le tre basi di dati, che contenevano un totale di circa 54.000 denunce, i ricercatori scartarono i duplicati e stabilirono in circa 48.000 il numero di morti denunciate. Furono anche in grado di stabilire quanti casi fossero in comune fra due o tutte e tre le basi dati. Questo lavoro preliminare consentì di applicare il metodo di cattura-marcatura-ricattura per stimare il numero di morti non denunciate. Facendo un’analogia con l’esempio fatto all’inizio, il totale dei morti corrispondeva al numero di trote nel lago. Il contenuto dei tre database corrispondeva a tre catture di pesci. I casi denunciati in più database corrispondevano a trote marcate e ricatturate in seguito. Gli scienziati furono in grado di calcolare che le morti non denunciate erano circa 84.000, il che portava a una stima più accurata del numero dei morti tra il 1978 e il 1996: circa 132.000 persone. Aggiungendo altre stime per gli anni antecedenti e gli oltre 40.000 desaparecidos, si poté determinare che nella guerra civile erano morte almeno 200.000 persone.

Nella fase successiva del lavoro il team di Ball si concentrò sul verificare se ci fossero fasce di popolazione più colpite dalla guerra e, in particolare, se si potesse configurare il reato di genocidio della popolazione maya. L’ipotesi che Ball voleva supportare era che tra il 1981 e il 1983, sotto la presidenza di Rios Montt, la repressione del governo avesse colpito indiscriminatamente l’intera popolazione maya, ritenuta il nemico da abbattere. Usando un’analisi statistica analoga a quella effettuata per stimare il numero complessivo dei morti, i ricercatori furono in grado di stabilire che, nelle regioni del paese a maggioranza maya, i morti indigeni tra il 1981 e il 1983 erano proporzionalmente molti di più dei morti non indigeni, arrivando quindi alla conclusione che c’era stato effettivamente una attacco sistematico nei loro confronti. I risultati delle indagini del team di Ball furono pubblicati nel 1999 nel rapporto finale “Guatemala. Memoria del silencio”, che ebbe una positiva eco nazionale e internazionale e contribuì a stabilire la verità dei fatti di un conflitto che ha dilaniato il Guatemala per 36 anni.

Guatemala

Indigeni Maya seppelliscono i loro familiari, vittime della Guerra Civile. © Ana Arana / Fundación MEPI.

Come questo esempio dimostra, la verità è spesso nascosta nei dati, e sta agli scienziati usare le tecniche di analisi adatte per decifrarla. Nel prossimo post ci porremo la domanda “Può la pena di morte essere considerata una procedura medica?”, con l’obbiettivo di sfatare il mito dell’esecuzione compassionevole.

Floriano Zini (@FlorianoZini)

 


[1] Approfondimenti sul conflitto in Guatemala sono disponibili qui.