Buona notizia dall’Oman

Prigionieri di coscienza – Oman

Il 21 marzo 2013 il sultano Qaboos ha disposto la grazia per tutti gli attivisti, scrittori e blogger che erano stati condannati l’anno precedente per i reati di insulto al capo di stato, partecipazione a manifestazione non autorizzata e violazione delle norme sulle comunicazioni elettroniche.

Grazie Amnesty (4)

“Ho fiducia solo nelle persone, in Egitto e all’estero, grazie a loro potremo ottenere il cambiamento. Abbiamo sofferto molto negli ultimi due anni: gas lacrimogeni, pallini da caccia, pestaggi, essere costretti a dormire fuori, al freddo. Le persone sono l’unica spinta al cambiamento. I governi non faranno nulla se non ci sarà la pressione della gente. La quantità di messaggi che ho ricevuto da Amnesty International mi dà grande speranza, nonostante tutte le difficoltà…”

 

Azza Hilal Ahmad Souleiman

(Azza Hilal Ahmad Suleiman, attivista dell’Egitto, aggredita e picchiata dai militari durante una manifestazione nel 2012. Da allora, non cessa di pretendere giustizia)

BOLIVIA: NUOVA LEGGE CONTRO IL FEMMINICIDIO

Bolivia, 12 febbraio 2013: Hanalí Huaycho muore dopo essere stata accoltellata 15 volte. È l’ennesimo caso di femminicidio in Bolivia: il marito Jorge Clavijo, prima di scappare, accoltella due volte anche la madre di Hanalí, che cerca di difenderla. Il tutto davanti al figlio di 5 anni.

Giornalista lei, tenente di polizia lui: come spesso accade, la violenza di genere non ha nulla a che fare con il livello di istruzione di chi la compie e chi la subisce. Questo tipo di violenza non è nuova in Italia ma neanche in Bolivia: secondo quanto riportato dal Centro de Información y Desarrollo de la Mujer (CIDEM, organo boliviano) tra il 2009 e il 2012 sono state 382 le boliviane uccise dai propri compagni (attuali ed ex). Ma il caso di Hanalí ha segnato la svolta, accelerando un processo in corso proprio dal 2009: il 9 marzo 2013 Evo Morales, il presidente del Paese, ha incorporato al codice penale boliviano 100 articoli che fanno esplicito riferimento al femminicidio, definito come “un’azione di estrema aggressione, che viola il diritto fondamentale alla vita e causa la morte della donna, per il solo fatto di essere tale”. La pena prevede 30 anni di carcere senza la possibilità di amnistie o indulti, e corrisponde alla pena per il reato più grave secondo il codice boliviano.

La legge si chiama “Legge Integrale per Garantire alla Donne una vita libera dalla violenza” (Ley Integral para Garantizar a las Mujeres una vida libre de violencia) e il presidente ha già manifestato la volontà di stanziare i finanziamenti necessari a rendere effettiva la norma: allo stesso tempo ha chiesto ai ministri di creare tutte le condizioni affinché la legge entri pienamente in vigore in uno o due mesi.

E in Italia?

In Italia, considerando lo stesso arco temporale (2009-2012) le donne morte “d’amore” sono 585: 172 nel 2009, 156 nel 2010, 137 nel 2011 e 120 nel 2012. (ilfattoquotidiano.it) Non il doppio ma quasi, rispetto al paese latinoamericano. Cosa stiamo aspettando?

Novella Benedetti

Per ulteriori informazioni:

www.la-razon.com
www.lostiempos.com
www.eldia.com.bo

Buone notizie: marzo (2)

Prigionieri di coscienza

Cambogia – Il 14 marzo 2013 la Corte d’appello di Phnom Penh ha disposto il rilascio di Mem Sonando, 72 anni, direttore di una delle poche emittenti radiofoniche indipendenti del paese. Sonando era stato condannato a 20 anni di carcere nell’ottobre 2012 per “insurrezione”. La Corte d’appello ha annullato la condanna a 20 anni, ne ha inflitta una nuova a cinque anni per “occupazione di foreste” ma ne ha poi stabilito la sospensione. Amnesty International aveva adottato Mem Sonando come prigioniero di coscienza.

Serbia – Il 15 marzo 2013 il tribunale speciale di Belgrado ha condannato sette appartenenti al gruppo paramilitare “Cetnici di Sima” a un totale di 73 anni di carcere per l’uccisione di 28 civili, lo stupro e la tortura nei confronti di tre donne e la distruzione di una moschea nel villaggio di Skocic,, nel 1992, in Bosnia ed Erzegovina. Tanto le vittime quanto le sopravvissute appartenevano alla comunità rom.

Pena di morte

Stati Uniti d’America – Il 15 marzo 2013 il Maryland è diventato il 18mo stato abolizionista degli Usa. L’Assemblea generale ha votato a favore dell’abolizione della pena di morte, su impulso del governatore Martin O’Malley, cui il provvedimento passa ora per la firma.

Campagna “Io pretendo dignità”

Bolivia – Il 10 marzo 2013 il presidente Evo Moralesha firmato  la “Legge per garantire alle donne una vita libera da violenze”, che punisce il femminicidio con 30 anni di carcere

Grazie Amnesty (3)

“Penso che questa solidarietà sia la più grande che abbiamo avuto… aiutare la comunità di Bodo a stare meglio, nella situazione disastrosa in cui ci troviamo. Sono veramente impressionato da come Amnesty International abbia organizzato tutto questo…”

(Dinebari David Vareba, programme officer del Centro per l’ambiente, i diritti umani e lo sviluppo, difensore dei diritti umani della comunità di Bodo, nel Delta del fiume Niger in Nigeria, territorio devastato dalle attività delle compagnie petrolifere).

Il Parlamento del Maryland vota l’abolizione della pena di morte

Il 15 marzo 2013 la Camera dei Delegati del Maryland ha approvato la legge che abolisce la pena di morte. Questa approvazione segue quella da parte del Senato dello Stato. A questo punto la legge passa all’esame del Governatore Martin O’Malley che quasi sicuramente la firmerà, facendo del Maryland il 18esimo stato degli USA ad abbandonare la pena capitale, e il sesto stato in 6 anni a passare tra gli abolizionisti. Questa decisione è stata il culmine di una lunga campagna, iniziata negli anni Ottanta, durante la quale Amnesty International – in coalizione con altri gruppi – ha sempre giocato un ruolo fondamentale. Il Maryland aveva reintrodotto la pena capitale nel 1978, 2 anni dopo che la Corte Suprema degli USA aveva reso nuovamente legale la pena di morte con la sentenza Gregg v. Georgia del 1976. Il Maryland ha eseguito la prima condanna a morte in base alla nuova legge nel 1994 e l’ultima (delle 5 totali) nel 2005. Tutti e 5 i condannati uccisi, e tutti e 5 quelli attualmente nel braccio della morte, sono stati condannati per aver ucciso dei bianchi, nonostante il fatto che oltre tre quarti delle vittime di omicidio siano persone di colore. A parte la chiara disparità razziale nella sua applicazione, nel corso degli anni sono diventati evidenti gli eccessivi costi della pena di morte, la possibilità di mandare a morte degli innocenti e il fatto che la pena di morte è in realtà “più dannosa” per i parenti delle vittime. Una parte importante nel sostenere l’approvazione della legge l’ha avuta il Governatore O’Malley a cui Amnesty International chiederà adesso di commutare le 5 condanne a morte pendenti in modo che il Maryland sia completamente libero dalla pena di morte. Amnesty International ricorderà al Governatore O’Malley anche la sua promessa di stanziare fondi per sostenere le famiglie delle vittime di omicidio.
(tradotto e adattato dal blog USA di Amnesty International)

Grazie Amnesty (2)

“Le vostre piccole lettere e cartoline era come se fossero bombe quando cadevano negli uffici dei ministri e delle autorità di governo. Quando le cartoline e le lettere arrivavano nelle nostre celle, erano come raggi di sole. Prego tutti voi di Amnesty International di non fermarvi mai e di continuare a lavorare così!”

(Sanar Yurdatapan, ex prigioniero di coscienza della Turchia)1412