16 marzo – Un Aperitivo per i Diritti Umani

Vi invitiamo a partecipare all’aperitivo organizzato dal gruppo di Amnesty International di Trento alla Bookique Trento oggi lunedì 16 marzo 2015 a partire dalle ore 19. Durante la serata ci saranno momenti informativi sulle attività di Amnesty, così potrete conoscerci meglio, e una raccolta di firme per i diritti umani.
Aperitivo e Cous Cous a 5€!

Vi aspettiamo numerosi!

 

 

Giornata internazionale della donna: giù le mani dai nostri corpi

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, Amnesty International lancia un nuovo manifesto per chiedere ai governi di ogni parte del mondo di porre fine ai loro tentativi di controllare e criminalizzare le scelte e la sessualità delle donne e delle ragazze.

Il manifesto della campagna “My Body My Rights” chiede agli stati di rimuovere le barriere all’accesso ai servizi, alle informazioni e alla formazione relativamente alla salute sessuale e riproduttiva e di porre fine alle leggi e alle pratiche che penalizzano tale accesso.

Il manifesto descrive i diritti che tutte le donne e le ragazze dovrebbero avere sul loro corpo. Nonostante un importante accordo sottoscritto due decenni fa a Pechino in materia di uguaglianza di genere, le donne e le ragazze continuano a venire private dei loro diritti sessuali e riproduttivi.

“Sebbene negli ultimi 20 anni decine di stati abbiano messo fuorilegge i matrimoni forzati e le mutilazioni dei genitali femminili, queste pratiche restano diffuse” – ha dichiarato Jessie Macneil-Brown, responsabile della campagna “My Body My Rights” di Amnesty International.

“Le gravi violazioni dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e delle ragazze costituiscono un grande problema contemporaneo. In alcuni paesi, l’aborto è vietato del tutto e le donne sono imprigionate per il mero sospetto di aver abortito volontariamente o aver avuto un aborto spontaneo”.

Il manifesto di Amnesty International chiede agli stati di:
– abolire le leggi che criminalizzano l’esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi;
– rilasciare tutte le donne e le ragazze imprigionate per aver voluto abortire o aver avuto un aborto spontaneo, così come coloro che le hanno aiutate;
– garantire l’accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva;
– garantire l’accesso a programmi educativi relativi alla sessualità esenti da pregiudizio e basati su prove oggettive, all’interno e all’esterno della scuola;
– prevenire e reprimere tutte le forme di violenza di genere, specialmente contro le donne e le ragazze;
– assicurare che tutte le persone abbiano la parola sulle leggi e sulle politiche che riguardano il loro corpo e la loro vita;
– assicurare che tutte le persone abbiano accesso a rimedi giudiziari efficaci e affrontabili dal punto di vista economico quando i loro diritti sessuali e riproduttivi siano stati violati.

Sottoscrivi il manifesto

“Gli stati e altri soggetti devono porre fine ai loro tentativi di controllare le decisioni delle donne e delle ragazze. Quello di prendere decisioni informate sulla salute sessuale e riproduttiva è un diritto umano che dev’essere garantito anziché minacciato e criminalizzato” – ha sottolineato Jessie Macneil-Brown.

“Questo manifesto chiede a ogni persona di esprimere solidarietà pretendendo che questi diritti siano protetti” – ha concluso Jessie Macneil-Brown.

Buone notizie – Marzo 2015 (1)

Guerra al terrore
 Polonia – Il 18 febbraio 2015 la Corte europea dei diritti umani ha respinto l’ appello della Polonia contro due sentenze che ne avevano stabilito la complicità col programma di rendition, detenzioni arbitrarie e torture degli Usa. Il governo polacco ha reso noto che rispetterà la sentenza, ora definitiva.

Diritti economici, sociali e culturali
Italia – Il 20 febbraio 2015 l’Italia ha depositato gli strumenti di ratifica del Protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Approvato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 2008 ed entrato in vigore nel maggio 2013, il Protocollo intende fornire un rimedio legale alle singole persone i cui diritti economici, sociali e culturali siano stati negati e che non possono ottenere giustizia nei loro paesi. 

Rapporto 2014-2015

Oggi mercoledì 25 febbraio 2015, 10° anniversario della scomparsa del suo fondatore Peter Benenson, Amnesty International rende pubblico il Rapporto 2014-2015 (pubblicato in Italia da Castelvecchi), che documenta la situazione dei diritti umani in 160 paesi e territori nel corso del 2014.

Lo scorso anno sarà ricordato per i violenti conflitti e l’incapacità di tanti governi di proteggere i diritti e la sicurezza dei civili.

Un anno catastrofico per milioni di persone intrappolate nella violenza di stati e gruppi armati. Di fronte ad attacchi barbarici e repressione, la comunità internazionale è rimasta assente.

Ma il 2014 è stato anche un anno che ha visto significativi progressi nella difesa e nella garanzia di alcuni diritti umani.

Ha segnato date importanti, quali l’anniversario della fuoriuscita di gas a Bhopal nel 1984, la commemorazione del genocidio in Ruanda del 1994 e l’analisi, a 30 anni dalla sua adozione, della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Ha visto l’entrata in vigore del Trattato sul commercio di armi.

Momenti che ci fanno riflettere sui passi avanti compiuti ma anche su quanto resti ancora da fare per garantire giustizia alle vittime di gravi violazioni.

Questo rapporto testimonia il coraggio e la determinazione di donne e uomini che si battono per difendere i diritti umani, spesso in circostanze difficili e rischiose. Ed è a queste donne e questi uomini che dedichiamo il nostro rapporto.

Il Rapporto 2014-2015 è consultabile online qui.

 

Buone notizie – Febbraio 2015 (4)

Prigionieri di coscienza (1)

Arabia Saudita – Loujain al-Hathloul and Maysaa al Ammoudi, due donne arrestate il 1° dicembre 2014 per aver sfidato il divieto di guida entrando nel paese dalla frontiera con gli Emirati arabi uniti, sono state rilasciate il 12 febbraio 2015.

Prigionieri di coscienza (2)

Egitto – Khaled al-Qazzaz, stretto collaboratore dell’ex presidente Mohamed Morsi, è stato rilasciato senza alcuna accusa l’11 gennaio 2015. Era stato arrestato il 3 luglio 2013 e sottoposto a sparizione forzata per cinque mesi e mezzo prima di essere trasferito in una prigione ufficiale.

Pena di morte (1)

Figi – Il 16 febbraio 2015 il parlamento ha abolito la pena di morte dall’Atto sulle forze militari. Dopo l’abolizione per reati comuni nel 1979, le isole Figi sono il 100esimo paese totalmente abolizionista.

Pena di morte (2)

Stati Uniti d’America – Il 13 febbraio 2015 il governatore della Pennsylvania ha annunciato una moratoria sulle esecuzioni, che rimarrà in vigore fino a quando egli non avrà ricevuto ed esaminato il rapporto della Task force sulla pena di morte istituita dal senato nel 2011.

Diritti sessuali e riproduttivi

El Salvador – Carmen Guadalupe Vasquez, una giovane donna che nel 2007, all’età di 18 anni, era stata condannata a 30 anni di carcere perché sospettata di aver abortito illegalmente, è stata scarcerata il 20 febbraio 2015. Un mese prima, il 22 gennaio, a seguito di una campagna di Amnesty International e di altre organizzazioni per i diritti umani, l’Assemblea parlamentare aveva votato in favore della grazia.

Buone notizie – Febbraio 2015 (3)

Campagna “Stop alla tortura”

Messico – Il 6 febbraio 2015 Claudia Medina, arrestata e torturata nel marzo 2012 è stata definitivamente assolta da ogni accusa relativa al possesso di armi da fuoco e ad altri presunti crimini. Durante la detenzione, la donna venne torturata con scariche elettriche, venne picchiata, presa a calci, sottoposta ad aggressioni sessuali e costretta a firmare una dichiarazione senza poterla leggere.

Prigionieri di coscienza (1)

Azerbaigian – Il 29 dicembre 2014 Zaur Gurbanli e Uzeyir Mammadli, due attivisti del movimento giovanile di opposizione Nida, sono stati rilasciati a seguito di una grazia presidenziale. Arrestati nel 2013, l’anno dopo erano stati condannati a sette anni di carcere al termine di processi irregolari nei quali erano state mosse contro di loro accuse false di possesso di armi da fuoco ed esplosivi, detenzione di droga e vandalismo. 

Prigionieri di coscienza (2)

Egitto – Peter Greste, uno dei tre giornalisti di Al Jazeera arrestati alla fine del 2013, condannato a sette anni di carcere per aver diffuso notizie false e aver favorito il gruppo di opposizione della Fratellanza musulmana, è stato rilasciato ed espulso i l1° febbraio 2015 verso il suo paese di origine, l’Australia.