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Lutto nazionale
Il bilancio di Amnesty International Italia sui primi sei mesi di Legislatura
Riportiamo il comunicato stampa emesso mercoledì 25 settembre dalla Sezione Italiana di Amnesty International.
“I diritti umani più al centro del dibattito politico, ma restano antichi vizi e tabù”. Il bilancio di Amnesty International Italia sui primi sei mesi di Legislatura
CS118 -25/09/2013
Amnesty International Italia ha presentato oggi il suo bilancio sull’attività di governo e parlamento sui diritti umani nei primi sei mesi della XVII Legislatura.
A gennaio, in vista delle elezioni politiche, l’organizzazione aveva lanciato la campagna “Ricordati che devi rispondere”, sottoponendo ai leader delle coalizioni in lizza e a tutti i candidati delle circoscrizioni elettorali un’Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia.
Questi erano i 10 punti dell’Agenda: garantire la trasparenza delle forze di polizia e introdurre il reato di tortura; fermare il femminicidio e la violenza contro le donne; proteggere i rifugiati, fermare lo sfruttamento e la criminalizzazione dei migranti e sospendere gli accordi con la Libia sul controllo dell’immigrazione; assicurare condizioni dignitose e rispettose dei diritti umani nelle carceri; combattere l’omofobia e la transfobia e garantire tutti i diritti umani alle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate); fermare la discriminazione, gli sgomberi forzati e la segregazione etnica dei rom; creare un’istituzione nazionale indipendente per la protezione dei diritti umani; imporre alle multinazionali italiane il rispetto dei diritti umani; lottare contro la pena di morte nel mondo e promuovere i diritti umani nei rapporti con gli altri stati; garantire il controllo sul commercio delle armi favorendo l’adozione di un trattato internazionale.
L’Agenda è stata sottoscritta, integralmente o quasi, da 117 parlamentari e da tutti i leader delle forze politiche che compongono l’attuale governo.
“La nostra campagna ha contribuito, insieme alle iniziative di altre associazioni ed espressioni della società, a portare per la prima volta questioni importanti relative ai diritti umani al centro del dibattito elettorale e poi dell’azione del parlamento e del governo. Di diritti umani si è discusso, in questi primi sei mesi, in modo quantitativamente e qualitativamente migliore rispetto al passato. L’analisi del lavoro della XVII Legislatura nei primi sei mesi di attività ci dice che sulla maggior parte dei 10 punti della nostra Agenda è stato almeno presentato un disegno di legge, come in materia di tortura e omofobia” – ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.
“A questo nuovo dinamismo ha fatto però da contraltare un conservatorismo trasversale che ha riprodotto alcuni antichi vizi, come quelli che da 25 anni ostacolano l’introduzione del reato di tortura nella definizione richiesta dalle Nazioni Unite, se non addirittura veri e propri tabù, come nel caso degli accordi con la Libia, di cui continuiamo a chiedere la sospensione e che risultano tanto assenti dal dibattito parlamentare quanto ampiamente presenti invece nell’agenda governativa” – ha aggiunto Marchesi.
“Di questi sei mesi, sul piano internazionale, oltre al rinnovato impegno per la moratoria sulla pena di morte, dobbiamo ricordare la ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica e l’approvazione alla Camera del disegno di legge di ratifica del Trattato Onu sul commercio di armi. Resta tuttavia una grave macchia il comportamento delle autorità italiane nella vicenda della moglie e della figlia di un dissidente del Kazakistan, espulse illegalmente verso il paese di origine nonostante i rischi di persecuzione” – ha rimarcato Marchesi.
In tema di violenza contro le donne, oltre alla ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), “è positivo che ad agosto sia stato presentato un testo specifico, ma continuiamo a chiedere misure concrete di sostegno alle vittime della violenza, adeguatamente finanziate, e azioni di prevenzione efficaci. La repressione è importante ma da sola non risolverà il problema” – ha commentato Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty International Italia, che ha annunciato il lancio, a novembre, di una campagna di sms solidale contro la violenza sulle donne.
In materia di omofobia e transfobia “siamo soddisfatti per il risultato ottenuto a settembre alla Camera dei deputati, attraverso un dibattito di elevato spessore e l’approvazione del disegno di legge che include l’orientamento sessuale e l’identità di genere nell’elenco dei motivi discriminatori associati ai reati specifici descritti nell’articolo 1 del decreto legge 122/1993 e che emenda l’art. 3 dello stesso decreto, aggiungendo l’orientamento sessuale e l’identità di genere alle circostanze aggravanti. Ci riserviamo tuttavia di capire quali effetti pratici sulla lotta alle discriminazioni potrebbe avere la clausola di salvaguardia introdotta dagli emendamenti relativi alla libertà d’espressione. Ci aspettiamo un’analoga riflessione nelle sedi istituzionali in vista del passaggio al Senato” – ha concluso Giusy D’Alconzo, direttrice delle Campagne e della ricerca di Amnesty International Italia.
Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia
Briefing “Quali risposte in sei mesi di Legislatura?”
FINE DEL COMUNICATO Roma, 25 settembre 2013
Italia: no alla grazia per l’ex agente Cia coinvolto nel sequestro Abu Omar
Riportiamo sotto il comunicato stampa della Sezione Italiana di Amnesty International a proposito della richiesta di grazia presentata da Robert Seldon Lady, l’ex agente della Cia condannato in contumacia a nove anni di carcere per il sequestro di Abu Omar.
Per chi volesse approfondire segnaliamo anche l’articolo di Riccardo Noury Amnesty a Napolitano: no alla grazia per l’agente Cia del sequestro Abu Omar sul blog Le persone e la dignità.
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Italia: no alla grazia per l’ex agente Cia coinvolto nel sequestro Abu Omar
(16 settembre 2013)
Amnesty International ha dichiarato che il presidente italiano Giorgio Napolitano dovrebbe respingere la richiesta di grazia presentata l’11 settembre 2013 da Robert Seldon Lady, l’ ex agente della Cia condannato in contumacia a nove anni di carcere per il sequestro di Abu Omar, avvenuto a Milano nel 2003.
“Siamo di fronte a chi ha ammesso di aver preso parte al sequestro di una persona, poi inviata in Egitto dove è stata torturata. Robert Seldon Lady ha evaso la giustizia per 10 anni. La grazia nei suoi confronti sarebbe un messaggio pericolosissimo: chi ha commesso crimini che hanno causato sparizione forzata e tortura non deve risponderne” – ha dichiarato Julia Hall, esperta su antiterrorismo e diritti umani di Amnesty International.
Nel febbraio 2003 agenti italiani e statunitensi sequestrarono Abu Omar, un imam egiziano. L’episodio si verificò a Milano, dove Robert Seldon Lady era capo-scalo della Cia. Abu Omar venne illegalmente trasferito, attraverso la Germania, al Cairo dove venne detenuto in incommunicado e torturato.
Tra gli oltre 20 condannati, tra italiani e statunitensi, per il sequestro Abu Omar, Robert Seldon Lady è quello che ha ricevuto la pena più alta.
Secondo i mezzi d’informazione italiani, nella sua lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Robert Seldon Lady ha ammesso di aver preso parte al sequestro Abu Omar su ordine dei suoi superiori: “Pur non indossando un’uniforme, ero un soldato nella guerra al terrorismo e avevo l’immunità”. La sua azione, ha aggiunto, venne “esaminata da funzionari di grado assai elevato”, secondo i quali essa era in accordo col diritto interno italiano e statunitense e col diritto internazionale.
L’ex agente della Cia è stato arrestato a Panama nel luglio di quest’anno. Amnesty International ha chiesto che venisse estradato in Italia e invece è stato autorizzato a rientrare negli Usa dove si ritiene si trovi tuttora.
“Le autorità statunitensi hanno ripetutamente e deliberatamente ostacolato ogni tentativo di accertare e punire le responsabilità per le violazioni dei diritti umani commesse nel corso delle operazioni di rendition e di detenzione segreta della Cia. Coloro che sono stati implicati nella rendition di Abu Omar, Robert Seldon Lady compreso, dovrebbero essere estradati in Italia per affrontare la giustizia” – ha sottolineato Hall.
In precedenza, nel corso dell’anno, il presidente Napolitano aveva graziato Joseph Romano, un ufficiale dell’Air Force, a sua volta coinvolto nel sequestro Abu Omar. Amnesty International aveva criticato il gesto definendolo un atto di deferenza politica verso gli Usa, che avrebbe favorito l’impunità.
La tortura e le sparizioni forzate sono crimini di diritto internazionale su cui tutti gli stati sono obbligati a svolgere accertamenti e, laddove vi siano prove sufficienti validamente raccolte, a processare i sospetti responsabili.
17 settembre 2013: spettacolo “La Scelta”
Martedì 17 settembre alle 20.30 presso il caffè Bookique di Trento in via Torre d’Augusto 29 si terrà lo spettacolo “La Scelta” di Marco Cortesi (http://www.marco-cortesi.com/la-scelta-spettacolo/).
Lo spettacolo è a ingresso libero ed è patrocinato da Amnesty International.
Il gruppo di Trento di Amnesty sarà presente con un tavolino di raccolta firme per appelli in difesa dei diritti umani.
Scarica la locandina dell’evento.
E anche quest’anno l’11 settembre è passato
Ripubblichiamo un articolo sull’11 settembre scritto da Novella Benedetti per il suo blog Creatività Random.
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E anche quest’anno l’11 settembre è passato
L’11 settembre è passato, ma la memoria resta. C’è chi ricorda quello del 2001, chi quello del 1973. Teorie su un complotto autocreato dagli uni, nel 2001; a quello subito, proprio anche da quegli uni, nel lontano 1973. In Cile, ogni giorno è l’11 settembre 1973, scrive Luca Calvetta sull’Huffington Post.
Ho avuto il piacere immenso di vivere in Cile per qualche mese, nell’ormai lontano (per me
) 2007. Svolgevo un tirocinio per la sezione di Santiago di Amnesty International, e oggi come allora sento che in una vita precedente ero nata là. Non so quando, non so come. Ma è una sensazione vivida e distinta, un ri-conoscere quel posto appena sbarcata dall’aereo. Cosa che non mi è capitata da nessun’altra parte. Costruirmi la mia vita a Santiago è stato facile, e immediato. Vivevo a casa di Lucy Morena, una signora super sciccosa (comunque si scriva quest’aggettivo) che anche a girare per casa si metteva il rossetto e indossava pantofole con i tacchi.
Meravigliosa.
Piena di amore per la vita, amore e stupore per la vita, in tutti i suoi modi e forme.
Io non lo sapevo, prima di andare là: ma se fai volontariato per Amnesty, vuol dire che sei comunista, o, comunque, di sinistra. Sai, quelle etichette che gli altri ti mettono addosso. Perché siccome durante la dittatura Amnesty si batteva (come sempre, peraltro) per il rispetto dei diritti umani, e i diritti umani erano calpestati da un dittatore di destra, allora se eri di Amnesty eri di sinistra. Non fa una piega, è la logica del bianco e nero, niente sfumature di grigio, niente arcobaleni.
Catena umana, nel quartiere dell’AlamedaCome tutti gli anni ci sono stati disordini a Santiago, per l’anniversario: guardo la prima pagina di un quotidiano nazionale, La Tercera (che giuro non so e non mi interessa sapere da che parte stia) e si parla di 262 persone arrestate e 42 carabinieri feriti. Ho scritto in whazzup (santa tecnologia!) alla mia amica Carolina: secondo lei quest’anno le manifestazioni sono state più tranquille del solito, solo che siccome è il 40esimo anniversario, allora tutti ne parlano di più. Eh già, anche gli anniversari seguono i criteri di notiziabilità. E – prosegue – “esto sì va a seguir hasta que no haya verdad y justicia“. Verità e giustizia: negate a tutt*, perché il Paese doveva andare avanti. Guardo le foto postate da Cristina, un’altra mia amica: sono diverse (te le segnalo), parlano di una resistenza-resilienza diversa. 1.210 persone hanno formato una catena, sdraiandosi per terra. Le persone in uniforme verde militare qui a fianco sono i carabinieri.
Sì, anche in Cile hanno i carabinieri: si chiamano carabineros. Però, nel linguaggio comune, e in senso dispregiativo, si chiamano pacos. Pacos sono i carabinieri, milicos i militari (militares). E a raccontarti queste cose mi viene in mente un pensiero lampo, elaborato anni fa, sul linguaggio: ascoltare i cileni parlare lo spagnolo è come guardare un film al cinema. Almeno, quello che pareva a me. Giri di parole a non finire, scherzi che io coglievo tipo un paio di giorni dopo ripensandoci. Forse – avevo pensato – siccome hanno vissuto una dittatura con censura per decenni, hanno dovuto rendere creativo l’uso del linguaggio, perché non si poteva essere più di tanto espliciti. Non lo so, pensieri in libertà.
Catena umanaIn generale – anche se già dicendo in generale un po’ sbaglio – i cileni sono fieri di dire che hanno sangue mapuche. A sentir loro tutti hanno avuto un qualche antenato mapuche. Ma poi i diritti dei mapuche – e delle persone dei popoli originari – sono calpestati regolarmente. Pensa te che quando manifestano per una qualche ingiustizia vengono arrestati e processati con la stessa legge contro il terrorismo voluta da Pinochet…e siamo nel 2013!
E quando ero lì ho parlato anche con militari – perché sì, hanno creato sofferenze inimmaginabili, e proprio per questo io mi domando come fanno. Come rielaborano questa parte della storia? Fanno finta di niente, un colpo di spugna e via? Mah. Non ne ho ricavato molto, in realtà. Forse ho parlato con persone troppo giovani, della mia età: che hanno vissuto la dittatura, ma non il golpe o ciò che l’ha preceduto. E quindi perché dovrebbero sentirsi in qualche modo responsabili (cosa che alla fine emergeva implicita nelle mie domande, me ne accordo solo ora). C’è chi dice che alla fine non è stata gran cosa, in Argentina è andata comunque peggio, se consideriamo il numero di morti e gli anni e gli anni di sofferenza. “Proporzionalmente – giuro, proprio così! – in Argentina è stato peggio“. Come se il peggio o il meglio aiutasse a rimarginare le ferite, o come se il fatto che se un altro si comporta peggio, bastasse a scusarci. A me le persone che mi danno queste risposte mi lasciano basita.
E come in questa vignetta di Zero Calcare che mi fa scompisciare dal ridere, ora avrei un sacco di risposte. Ma lì, sul momento, giuro, non mi è venuto niente.
*plop*
Oggi poi, ho vista postata su facebook la storia di un’altra mia amica. Credo fosse la prima volta che la condivideva, io non ne avevo la più pallida idea. Le ho chiesto il permesso di tradurla e postarla: ti aggiornerò!
14 settembre 2013: Amnesty al festival “Sotalazopa”
L’Associazione Aguaz organizza anche quest’anno il Mountain Rock Eco-festival “Sotalazopa” nella valle di Primiero. Il festival si svolgerà nelle giornate di venerdi’ 13 e sabato 14 settembre. Maggiori informazioni sul sito del festival.
Dalle ore 17 di sabato 14 settembre il gruppo di Trento di Amnesty International sarà presente nella zona espositori con un tavolino di raccolta firme su appelli in difesa dei diritti umani e di vendita oggettistica.

