XXIX Assemblea Generale, Bari, 26 aprile 2014

Nel corso della seconda giornata della XXIX Assemblea Generale di Amnesty Italia che si svolge a Bari ci sono stati gli interventi di Lorenzo Guadagnucci  e Yvan Sagnet rispettivamente sul reato di tortura e sul caporalato in Italia.

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Lorenzo Guadagnucci, giornalista del Quotidiano Nazionale di Firenze, era presente per puro caso nella scuola Diaz  in occasione del G8 di Genova 2001:  allora fu una delle vittime dei violenti pestaggi  da parte delle forze dell’ordine e ancora oggi non è indolore per lui parlarne.
La violenza fu così improvvisa e inaspettata che chi ne fu vittima faticò molto a rendersi conto di quello che stava accadendo perché essere ridotti in coma, percepire la propria impotenza, vulnerabilità , impossibilità a potersi difendere, sentirsi in pericolo di vita e sperimentare un’esperienza di quasi morte, è subire un’azione di tortura; che questa tortura sia poi messa in atto da parte di componenti della polizia di stato, da parte cioè di chi dovrebbe difenderci dalla violenza e non causarla, è un impressionante scandalo che ci turba e sciocca personalmente tutti. E Guadagnucci ci ricorda che sì, è un risultato positivo enorme che nella sentenza del 5 luglio del 2012 siano stati condannati per quelle atrocità i vertici allora responsabili, e che sia stato utilizzato il termine “tortura” nel testo di condanna, ma ci ricorda che i processi non servono solo per sanzionare e per stabilire la verità dei fatti: i processi servono soprattutto per trarre lezioni di insegnamento per il futuro, per promuovere il cambiamento.
In questo senso molto deve ancora essere fatto per cambiare la cultura all’interno delle forze dell’ordine: l’azione di violenza di gruppo di Diaz non è un caso isolato di “follia temporanea” è il risultato di un modo di pensare e di agire ancora presente all’interno delle forze dell’ordine come dimostrano recenti fatti di cronaca. Bisogna quindi muoversi in questa direzione ed il primo passo concreto è spingere per l’utilizzazione del codice identificativo di chi porta la divisa a tutela sia dei cittadini sia di tutti quei poliziotti che non vogliono abusare del loro potere.

20140426_160837_resizedYvan Sagnet è un coraggioso ragazzo originario del Camerun che studia in Italia e che si è ribellato al sistema del caporalato mafioso . E’ un sistema della criminalità organizzata colluso con le istituzioni presenti sul territorio italiano da più di un secolo: prima sfruttava solo gli italiani oggi prevalentemente gli stranieri che si trovano in una condizione di vulnerabilità e maggior debolezza. I lavoratori assunti con questo sistema vengono privati dei loro diritti e della loro libertà, trattati come prigionieri in campi di lavoro e non certo come braccianti; vengono loro sottratti i documenti, trasportati su furgoni per 9 persone in 25, costretti a pagare con la loro paga già misera qualsiasi tipo di servizio, vengono fatti dormire per terra, violando qualsiasi norma non solo giuridica, ma umana. Per Yvan tutto questo era inaccettabile, si è ribellato, insieme ai suoi compagni , ed ha iniziato una lunga lotta sindacale che si è conclusa con una grande vittoria: il riconoscimento  del caporalato come reato.

 Francesca Di Gennaro

 

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