Buone notizie – Marzo 2016 (5)

Giustizia internazionale (1)

Bosnia ed Erzegovina – Il 24 marzo 2016 il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia ha condannato in primo grado Radovan Karadžić, leader dei serbi di Bosnia durante il conflitto del 1992-1995, a 40 anni di carcere per il genocidio di Srebrenica e per crimini contro l’umanità e crimini di guerra (tra cui tortura, stupro e l’uccisione di migliaia di prigionieri) compiuti con l’obiettivo di rimuovere sistematicamente le popolazioni musulmane e croate da territori rivendicati dai serbo-bosniaci. Il Tribunale ha poi stabilito che il ruolo di Karadžić nell’assedio di Sarajevo fu così determinante che altrimenti non sarebbe stato possibile terrorizzare l’intera popolazione della capitale bosniaca e sottoporla ad attacchi indiscriminati dal 1992 al 1995.

Giustizia internazionale (2)

Repubblica Democratica del Congo – Il 21 marzo 2016 il Tribunale penale internazionale ha emesso il suo primo verdetto di colpevolezza per il crimine di guerra di stupro, nei confronti di Jean-Pierre Bemba, ex vicepresidente della Repubblica Democratica del Congo. Bemba è stato riconosciuto colpevole di stupri e omicidi di massa compiuti dal Movimento di liberazione del Congo all’interno della Repubblica Centrafricana tra il 2002 e il 2003.

Prigionieri di coscienza

Egitto – Il 25 marzo 2016, dopo oltre due anni di prigionia, Mahmoud Hussein è stato rilasciato su cauzione. Il ragazzo, all’epoca 18enne, era stato arrestato al Cairo il 25 gennaio 2014 perché indossava una maglietta dell’associazione “Per una nazione senza tortura” e una sciarpa col logo della “rivoluzione del 25 gennaio” 2011. Per questo, era stato accusato di vari reati, tra cui appartenenza a gruppo fuorilegge e partecipazione a manifestazione non autorizzata. Durante la detenzione, Mahmoud Hussein è stato brutalmente torturato.

Discriminazione

Italia – Il 25 marzo 2016 la Corte europea dei diritti umani, attraverso una misura di emergenza, ha ordinato al governo italiano di non procedere allo sgombero di una donna rom disabile e di sua figlia dalla ex cartiera di via Salaria, a Roma, come disposto nelle scorse settimane dall’Amministrazione di Roma. Le due donne, insieme ad altri familiari, hanno vissuto per anni nel “centro di raccolta” per soli rom di via Salaria, una struttura – inaugurata e gestita dal Comune di Roma – in cui vivono attualmente 325 persone, esclusivamente rom, segregate su base etnica e i cui diritti umani sono costantemente violati. Nelle settimane precedenti, attraverso la notifica di fogli di dimissioni a decine di famiglie del centro, il Comune di Roma aveva ordinato alle persone di abbandonare la struttura entro il 28 marzo, senza però fornire loro alcuna alternativa abitativa adeguata, lasciandole di fatto per strada, aumentandone la vulnerabilità e interrompendo irrimediabilmente la frequenza scolastica dei minori.

Pena di morte

Stati Uniti d’America – Richiamandosi alla sentenza della Corte suprema federale Atkins v. Virginia del 2002, il 15 marzo 2016 il giudice federale Nicholas Garaufis ha
annullato la condanna a morte di Ronell Wilson, riconoscendone la disabilità mentale. Wilson era stato condannato a morte nel 2007 con l’accusa di aver ucciso, quattro anni prima, due agenti di polizia che si erano infiltrati in una banda di trafficanti di armi.

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