Sabato 21 dicembre 2013 gli attivisti del gruppo Amnesty di Trento saranno presenti al Mercatino di Natale del Volontariato e della Solidarietà (casetta n.2 lato B) in via Garibaldi a Trento, per poi trasferirsi al Concerto di Natale del Laboratorio Musicale di Ravina alla Badia di S. Lorenzo (Trento), che avrà inizio alle ore 20.45. Gli appelli che presenteremo saranno quelli della maratona “Write for rights 2013”. Si tratta di cinque storie di cinque persone diverse, provenienti da paesi differenti, ma tutte quante hanno una cosa in comune: i loro diritti sono stati violati. Noi vi chiediamo di firmare per loro. Di seguito le loro storie. In particolare sabato 21 ci occuperemo di Jabeur Mejri ed Eskinder Nega.
- JABEUR MEJRI (TUNISIA):
A marzo 2012, Jabeur Mejri è stato condannato a sette anni e mezzo di carcere in relazione ai contenuti di articoli e una vignetta riguardanti il Profeta Maometto che aveva postato sulla sua pagina Facebook.
Jabeur Mejri è stato arrestato il 5 marzo 2012, a seguito della denuncia di alcuni avvocati che avevano letto gli articoli e la vignetta postati sulla sua pagina Facebook. Il 28 marzo, è stato condannato dal tribunale di Mahdia per reati come “aver attentato ai valori sacri con azioni o parole” e per “aver attentato alla morale pubblica”.
Anche il suo amico Ghazi Beji è stato raggiunto dalla stessa accusa e condannato in contumacia a sette anni e mezzo di carcere. Per Lina Ben Mhenni, autrice del blog Una ragazza tunisina, “la condanna di Jabeur è stato uno shock enorme. Incredibile. La gente parla del successo della transizione democratica in Tunisia, ma possiamo parlare a tutti gli effetti di democrazia in un paese in cui a qualcuno viene inflitta una condanna così pesante solo per aver espresso le sue opinioni?”.
- ESKINDER NEGA (ETIOPIA):
Il giornalista Eskinder Nega sta scontando una condanna a 18 anni di carcere con l’accusa di “terrorismo”, formulata nei suoi confronti nel 2011 dopo che aveva criticato il suo governo in discorsi pubblici e articoli.
L’impegno di Eskinder per la libertà di espressione in Etiopia ha significato per questo coraggioso giornalista persecuzioni, minacce, la messa al bando del giornale che guidava con la moglie Serkalem Fasil, e continui arresti. Tra il 2006 e 2007, Eskinder e Serkalem sono stati processati per tradimento e altre accuse insieme a 129 giornalisti, oppositori politici e attivisti. Serkalem ha dato alla luce il figlio Nafkot mentre era in prigione.
Eskinder è stato arrestato il 14 settembre 2011 insieme a quattro funzionari del partito di opposizione Unità per la democrazia e la giustizia e al segretario generale del Partito democratico nazionale etiope. La sua condanna a 18 anni di carcere è arrivata il 13 luglio 2012.
Birtukan Mideksa, attivista etiope e caso della Write for Rights 2009 di Amnesty ha raccontato cosa significa esprimere la propria opinione in Etiopia.
Durante i precedenti appuntamenti di dicembre ci siamo occupati anche degli altri tre casi di Write for Rights, cioè Miriam Lopez, Yorm Bhopa e Ihar Tsikhanyuk.
- MIRIAM LÓPEZ (MESSICO):
Miriam López, 30 anni e madre di quattro bambini, cerca giustizia per gli abusi subiti. È stata torturata e violentata da soldati messicani e imprigionata per sette mesi sulla base di accuse false. Il 2 febbraio 2011, Miriam aveva appena lasciato i bambini a scuola quando due uomini in passamontagna l’hanno costretta a entrare in un furgone bianco e l’hanno portata in caserma. Qui l’hanno torturata e violentata per estorcerle una “confessione” riguardo un traffico di droga. Dopo una settimana di torture, è stata detenuta per 80 giorni prima che le venisse formalizzata l’accusa di reati collegati al traffico di droga. È stata rilasciata il 2 settembre 2011, quando l’accusa è caduta per mancanza di prove.
Miriam ha denunciato quanto subito e identificato alcuni responsabili, ma nessuno è stato portato davanti alla giustizia. La tortura è il metodo privilegiato dalla polizia messicana per indagare; vi fa ricorso affinché gli interrogati sottoscrivano confessioni, che incriminano loro o altre persone, usate poi come prove nei procedimenti penali.
- YORM BOPHA (CAMBOGIA):
Yorm Bopha è un’attivista per il diritto a un alloggio adeguato della comunità del lago Boeung Kak, Phnom Penh. È stata arrestata il 4 settembre 2012 e, a dicembre, condannata a tre anni di carcere sulla base di accuse false. Il 22 novembre 2013 è stata rilasciata su cauzione ma il suo caso non è chiuso.
Prima di essere arrestata, Yorm Bopha era il punto di riferimento della sua famiglia e leader del movimento di opposizione agli sgomberi forzati nella zona del lago Boeung Kak, che avevano colpito migliaia di persone. Nel 2012 ha avuto un ruolo chiave nella campagna per il rilascio di 13 attiviste, imprigionate dopo una protesta pacifica.
La famiglia di Yorm vive una grave situazione finanziaria. Sakhorn, suo marito, è troppo malato per lavorare e non riesce a mandare a scuola Lous Lyhour, il loro figlio di 10 anni. Il tribunale ha condannato la famiglia al pagamento di un ingente risarcimento.
- IHAR TSIKHANYUK (BIELORUSSIA):
Ihar Tsikhanyukan è gay dichiarato e attivista per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti). A febbraio 2013, mentre era in ospedale è stato prelevato da due poliziotti in borghese che lo hanno poi picchiato, insultato e minacciato.
L’incidente dell’ospedale è accaduto dopo che Ihar Tsikhanyukan aveva cercato di registrare il Centro per i diritti umani Lambda, organizzazione che sostiene i diritti Lgbti. Nessuno è stato portato davanti alla giustizia.
“Mi sento ancora umiliato e svuotato, perché non posso fare niente. Non abbiamo abbastanza mezzi, non abbiamo leggi efficaci per proteggere le persone lgbti in Bielorussia”.