Buone notizie – Ottobre 2016 (1)

Prigionieri di coscienza

Iran – Homa Hoodfar, cittadina iraniana-canadese-irlandese e professoressa di Antropologia all’università di Concordia di Montreal, Canada, è stata rilasciata il 26 settembre 2016 dopo tre mesi e mezzo di detenzione arbitraria, trascorsi in parte nella prigione di Evin, nella capitale Teheran, e in parte in ospedale a causa delle sue precarie condizioni di salute. Era stata arrestata il 6 giugno per infondate accuse di reati contro la sicurezza nazionale per via dei suoi studi sui diritti delle donne nei sistemi normativi islamici. Amnesty International l’aveva adottata come prigioniera di coscienza.

Diritti dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti (1)

Grecia – Il 27 settembre 2016 Alan Mohammad e sua sorella Gyan, siriani, affetti da distrofia muscolare dalla nascita, sono stati trasferiti insieme alla loro madre dal campo rifugiati di Ritsona a un albergo nei pressi di Atene. Di fronte all’avanzata dello Stato islamico, dalla Siria erano fuggiti in Iraq insieme alla loro madre. Poi lo Stato islamico era arrivato anche lì e allora avevano attraversato il confine con la Turchia, valicando le montagne tutti sopra a un cavallo: un’anziana madre, i suoi due figli e le loro sedie a rotelle, abbandonate poi in Turchia, perché il trafficante che li aveva portati in Grecia aveva stabilito che non c’era altro spazio sulla barca.

Diritti dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti (2)

Italia / Ungheria / Bulgaria – Il 27 settembre 2016 il Consiglio di stato italiano ha dichiarato Ungheria e Bulgaria paesi non sicuri versi i quali rinviare persone richiedenti protezione internazionale. In entrambe le sentenze sono state menzionate le preoccupazioni e le denunce di Amnesty International riguardo al trattamento riservato ai richiedenti asilo.

Giustizia internazionale

Mali – Il 27 settembre il Tribunale penale internazionale ha condannato a nove anni di carcere Ahmad al Faqi al-Mahdi, esponente di primo piano del gruppo armato islamista Ansar Eddine, per aver deliberatamente attaccato siti religiosi e monumenti storici di Timbuktu durante il conflitto del 2012 in Mali. Al-Mahdi ha ammesso la sua colpevolezza e, come d’accordo se la pena fosse stata compresa tra nove e 11 anni, ha rinunciato a presentare appello.

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