Prigionieri di coscienza
Bahrein – Il 31 maggio 2016 Zainab al-Khawaja, la più nota attivista per i diritti umani del Bahrein, ha lasciato il carcere dove era detenuta, insieme al figlio di 17 mesi, per aver strappato una foto del re. Amnesty International aveva lanciato un appello mondiale per il suo rilascio.
Giustizia internazionale
Ciad – Il 30 maggio 2016, al termine di un processo iniziato il 20 luglio 2015, la Camera straordinaria africana – istituita nel 2012 dall’Unione africana nell’ambito del sistema giudiziario del Senagal – ha condannato l’ex presidente ciadiano Hissène Habré all’ergastolo per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e tortura tra il 1982 e il 1990Nel corso del processo è emerso come Habré avesse personalmente preso parte a stupri.
Campagna “Stop alla tortura” (1)
Iraq – Replicando a un comunicato stampa di Amnesty International in cui si denunciavano le terribili condizioni del centro di detenzione di Ameriyat al-Fallujah, il 6 maggio 2016 il governatore della provincia di Anbar e il primo ministro Haidar al-Abadi hanno espresso l’impegno a risolvere la situazione. Dopo pochi giorni, Amnesty International ha potuto verificare che le condizioni di prigionia erano in parte migliorate e che alcuni dei detenuti erano stati scarcerati.
Campagna “Stop alla tortura” (2)
Federazione Russa – Il 12 maggio 2016 un tribunale ha ordinato il rilascio di Dmitry Vorobyovsky, un attivista di Voronezh che il 6 maggio era stato trasferito in un ospedale psichiatrico per essere sottoposto a trattamento coatto.
Armi
Stati Uniti d’America – Il 30 maggio 2016, a seguito di un rapporto di Amnesty International sulle conseguenze per la popolazione civile dello Yemen derivanti dall’uso di bombe a grappolo da parte della coalizione a guida saudita, il dipartimento della Difesa ha sospeso i trasferimenti all’Arabia Saudita di quel genere di armi, il cui uso è vietato dal diritto internazionale.